Il 30 dicembre 2025 Castel San Pietro Terme si è nuovamente raccolta attorno alla sua piazza principale per il consueto “Abbraccio alla Città”, giunto quest’anno al traguardo significativo del decimo anniversario. Un appuntamento ormai riconosciuto come parte del tessuto civile e simbolico della comunità, capace ogni volta di rinnovarsi senza perdere il suo significato più profondo. Rettifichiamo anche l’informazione data su MC 7/2025 a pagina 46: da 61 anni il SAE organizza non una settimana di dialogo ebraico-cristiano, ma la sessione di formazione ecumenica.
a cura di Barbara Bonfiglioli
Il colibrì e l’incendio
La pace è tutta in poche gocce
di Cristina Baldazzi
insegnante di religione cattolica
È un incontro che, anno dopo anno, vuole ricordare a tutti due parole indispensabili: pace e speranza.
Non come slogan consolatorio, ma come scelta consapevole, come atteggiamento positivo davanti alla realtà. In un tempo segnato da conflitti armati, violenze diffuse, migrazioni forzate e fratture sociali sempre più evidenti, la pace appare spesso lontana, quasi irraggiungibile. Ritrovarsi insieme, allora, diventa un atto pubblico di fiducia e di responsabilità: il modo concreto per affermare che non ci si rassegna all’indifferenza e che la pace non è un’idea astratta, ma un cammino che inizia dalle relazioni quotidiane, che prende forma quando qualcuno sceglie di guardare l’altro in modo diverso, di riconoscerlo e di offrirgli attenzione. Nasce nella prossimità delle realtà che abitiamo ogni giorno: la famiglia, le amicizie, la scuola, il lavoro, il quartiere, la città. È lì che si costruisce il futuro, che non è già scritto, ma affidato alla responsabilità condivisa di ciascuno.
La fecondità della somma
L’incontro è iniziato alle 17.30, quando le persone presenti, guidate dagli scout dell’Agesci, hanno formato un grande cerchio attorno alla piazza. Nessuno al centro, nessun protagonista isolato: tutti visibili gli uni agli altri, come segno concreto di una comunità che sceglie di stare sullo stesso piano. Le candele accese, distribuite a ciascun partecipante, hanno illuminato il buio dell’inverno con una luce discreta ma tenace. Una luce piccola, fragile, eppure capace di resistere se custodita insieme: immagine efficace di una speranza che vive solo se condivisa.
Tra le tante associazioni presenti, cinque hanno portato testimonianze concrete, raccontando come, nella vita quotidiana, sia possibile generare pace attraverso gesti semplici ma decisivi: ascoltare senza giudicare, accogliere chi resta ai margini, accompagnare chi attraversa momenti di fragilità, prendersi cura delle ferite visibili e invisibili della comunità. È emersa con forza l’idea che la pace non nasce da grandi dichiarazioni o da gesti eclatanti, ma dalla somma di scelte quotidiane che tengono unite le persone e rafforzano i legami sociali. Le associazioni Kasomay, Sentieri di Pace, Pace adesso, Percorsi e la Caritas della Zona Pastorale di Castel San Pietro Terme e Castel Guelfo hanno raccontato alcuni dei loro progetti, in Italia e all’estero, azioni magari piccole ma di qualità, tutte accomunate dall’attenzione alla vita e ai fratelli.
A questo proposito è stata richiamata una nota leggenda africana: mentre un incendio divampa nella foresta e tutti gli animali fuggono per salvarsi, un piccolo colibrì continua a volare verso le fiamme portando nel becco poche gocce d’acqua. A chi gli chiede cosa stia facendo risponde semplicemente: «Io faccio la mia parte». Quelle gocce, da sole, sembrano insufficienti, ma testimoniano che non arrendersi è già un atto di speranza. Allo stesso modo, i piccoli gesti, se condivisi e moltiplicati, possono davvero contribuire a “spegnere un incendio”. La scelta di dare spazio alle associazioni nasce proprio da qui: rendere visibile una speranza operosa, che prende forma nell’impegno concreto di chi ogni giorno si fa prossimo agli altri. È una speranza che rende ciascuno artigiano di pace, capace di costruire legami, tessere relazioni e prendersi cura delle fragilità collettive.
L’imam, la sindaca e il parroco
Questo orizzonte richiama anche i contenuti della Laudato si’, che invita a riconoscere la profonda connessione tra persone, popoli e creato. La cura della casa comune passa inevitabilmente anche dalla cura delle relazioni, dal contrasto alla cultura dello scarto e dall’assunzione di una responsabilità condivisa. È lo stesso sguardo di san Francesco, che riconosceva in ogni creatura una sorella e un fratello e faceva della fraternità una scelta concreta di vita. Durante la serata hanno preso la parola anche i rappresentanti delle comunità religiose. Yassine Lafram, portando il saluto delle comunità islamiche, ha richiamato il valore del dialogo come via privilegiata di convivenza e di speranza, ricordando che la pace cresce là dove le persone si riconoscono reciprocamente e assumono una responsabilità comune verso la città che abitano, dove si rispettano i diritti di tutti. Ci ha ricordato che dobbiamo partire dalle nostre fedi e riconoscere e tutelare la pace.
Il cardinale Matteo Zuppi ha più volte richiamato la parola speranza, invitando a non considerarla un sentimento astratto o ingenuo. La pace – ha ricordato – è fragile, ma possibile: nasce da gesti quotidiani, dalla capacità di farsi vicini, di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla sofferenza. Abbracciare simbolicamente la città significa alimentare la fiducia che le relazioni possono guarire e che a partire anche da un piccolo gesto si possono aprire strade nuove. In questo cammino risuonano le parole di papa Leone XIV, che continua a richiamare con forza le nazioni a percorrere la strada della pace, ricordando che essa non si costruisce con la forza, ma con la giustizia, il dialogo e l’attenzione verso i più deboli. Una pace che nasce dal basso, sostenuta da comunità capaci di sperare e di agire insieme.
La presenza delle istituzioni civili e religiose, insieme al mondo del volontariato, ha restituito l’immagine di una comunità che prova a camminare unita, nella convinzione che il lavoro in rete e il principio di sussidiarietà rafforzino la coesione sociale e rendano i cittadini protagonisti attivi del bene comune, come ha sottolineato nel suo intervento la sindaca di Castel San Pietro Terme, Francesca Marchetti. Infine, in seguito agli auguri e ai saluti di don Gabriele Riccioni, parroco di Castel San Pietro Terme e ideatore dell’iniziativa, la serata si è conclusa con un grande abbraccio collettivo.
Dopo dieci anni, l’Abbraccio alla Città continua a essere un segno discreto ma tenace: la testimonianza che la speranza si può scegliere, che nessun gesto è troppo piccolo e che, insieme, possiamo davvero essere artigiani di pace.