Le coniugazioni del futuro semplice

 di Dino Dozzi
Direttore di MC 

Primo ottobre, giornata piovosa, il papa a Cesena e a Bologna. La sua presenza, i suoi gesti e le sue parole hanno portato luce e calore.
A Cesena, in Piazza del Popolo, ha detto che lì, in piazza, le aspirazioni dei singoli e dei gruppi particolari si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza; lì si “impasta” il bene comune di tutti. La centralità della piazza ricorda che è essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune. Questo è il buon governo della città, questa è la buona politica, non asservita alle ambizioni individuali né alla prepotenza di fazioni o centri di interesse. Una politica che non lasci ai margini le categorie più deboli, che non saccheggi e inquini le risorse naturali, che non si pieghi alla corruzione, che non si ritiri di fronte all’aggressività finanziaria o mediatica. Parole chiare, forti, illuminanti, comprensibili da tutti.
Il primo appuntamento a Bologna papa Francesco l’ha voluto con i migranti ospiti e con il personale all’Hub Regionale. Sono circa mille i migranti ospiti del Centro. I telespettatori hanno visto tutti i circa mille ospiti del Centro, uno dopo l’altro, perché il papa ha stretto la mano a ciascuno di loro, guardandoli negli occhi, con al polso anche lui un braccialetto giallo numero 390003. Un’immagine scioccante accompagnata dalle parole: «Voi venite da lontano. Anch’io vengo da lontano, quasi dalla fine del mondo. Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa paura li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia. Il contatto con l’altro porta a scoprire il segreto che ognuno porta in sé e il dono che rappresenta. Ognuno di voi ha la propria storia. Voglio portare nei miei i vostri occhi. Voglio portare con me i vostri volti che chiedono di essere ricordati, aiutati, adottati».
Ha poi aggiunto che per l’accoglienza dei migranti servono meccanismi chiari che non permettano distorsioni o sfruttamenti, ancora più inaccettabili perché fatti sui poveri. È necessario inoltre che un numero maggiore di Paesi adottino programmi di accoglienza. Ha infine ricordato che Bologna è stata la prima città in Europa, 760 anni or sono, a liberare i servi dalla schiavitù. Erano esattamente 5855. Tantissimi. Eppure Bologna non ebbe paura. Vennero riscattati dal Comune, cioè dalla città. Non ebbero timore di accogliere quelle che allora erano considerate “non persone” e riconoscerle come esseri umani. Scrissero in un libro i nomi di ciascuno di loro. Ha concluso dicendo: «Come vorrei che anche i vostri nomi fossero scritti e ricordati per trovare assieme, come avvenne allora, un futuro comune».
In Piazza Maggiore papa Francesco ha incontrato il mondo del lavoro e ha ripreso la sottolineatura del bene comune da non perdere mai di vista e del dialogo come strumento di confronto, anche nel caso di parti sociali diverse, spesso in discussione anche aspra tra loro: solo insieme si può uscire dalla crisi e costruire il futuro. In Emilia-Romagna si è sviluppata da tempo l’esperienza cooperativa che nasce dal valore fondamentale della solidarietà: oggi essa ha ancora molto da offrire, anche per aiutare tanti che sono in difficoltà. Piegare la solidarietà alla logica del profitto finanziario significherebbe rubarla ai più deboli. La disoccupazione non va ridotta a statistica. La crisi economica è spesso accompagnata da crisi etica, spirituale e umana: alla radice c’è sempre un tradimento del bene comune, da parte di singoli e di gruppi di potere.
Dopo il pranzo di solidarietà che ha visto papa Francesco a tavola con un migliaio di poveri in San Petronio, eccolo in Piazza San Domenico dove ha ricordato a studenti e docenti dell’Università più antica d’Europa i tre diritti universali: il diritto alla cultura, come sapere umano e umanizzante; il diritto alla speranza, come antidoto alla paura e all’odio; il diritto alla pace, da costruire con cammini di unità e di profezia.
È sembrato a molti che papa Francesco abbia così inteso sintetizzare la ricetta per costruire quel «futuro semplice» che - una settimana prima sempre a Bologna - era stato il tema del Festival Francescano.