Editoriale

Attenzione: cantiere in lento movimento

di Dino Dozzi
Direttore di MC

Siamo troppo abituati a guardare solo indietro, al passato, al già visto, alla tradizione, al si è sempre fatto e pensato così, all’età dell’oro. Con nostalgia, col desiderio del ripristino, della ripetizione. Facciamo fatica a guardare avanti, al futuro, all’inedito, con “fiducia, oltre la paura”, come recitava il logo del Festival Francescano 2022. Facciamo fatica a sognare il futuro e a darci delle regole per far atterrare i sogni: “dal sogno alla regola” questo il tragitto che proporrà il Festival Francescano 2023 ricordando l’ottavo centenario dell’approvazione della regola di san Francesco.
Dal 7 al 9 ottobre a Camaldoli si è tenuto il Convegno nazionale delle delegate e dei delegati per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso delle diocesi italiane e delle realtà di impegno ecclesiale. Il logo era «Vi precede in Galilea, là lo vedrete» (Mt 28,7). Un Convegno che ci ha scaldato il cuore, che ci ha fatto guardare avanti, che ci ha fatto sognare una Chiesa davvero sinodale, nonostante le pesantezze, le fatiche e le chiusure attuali. “Conversazioni spirituali” erano chiamati i lavori dei gruppi, caratterizzati da autentico sforzo di ascolto vicendevole, nella convinzione che lo Spirito ci parla attraverso gli altri. Un allenamento dunque ad un reale ascolto anche dei fratelli cristiani non cattolici e dei fratelli credenti ebrei e musulmani e di ogni uomo e donna che abita con noi oggi questa casa comune. Un Convegno per prepararsi anche al secondo anno del Cammino sinodale, il 2023, caratterizzato da “i cantieri di Betania”.
Il primo cantiere è quello “della strada e del villaggio”. Gesù, accompagnato da discepoli e discepole, fa della strada e attraversa villaggi, per arrivare a Betania. La Chiesa non è una mongolfiera sopra il mondo, è per strada, è nelle città, e qui incontra i diversi “mondi” della nostra società: il vasto e variegato mondo delle povertà in drammatico aumento; il mondo ibrido multiculturale e multireligioso che facciamo fatica a vedere; il mondo delle famiglie che ha cambiato volto; il mondo del lavoro attaverso il quale passa l’integrazione e la realizzazione di tutti. Il nostro mondo cattolico fa tanta fatica ad accogliere l’invito di Papa Francesco ad uscire dal chiuso delle sue sacrestie e delle sue teologie troppo datate per aprirsi ad un dialogo umile e costruttivo con questi altri mondi delle nostre città.
Il secondo cantiere è quello dell’ospitalità e della casa. Gesù e i suoi si fermano in una casa, dove vengono accolti con amicizia e affetto. Ci sono nomi e volti, c’è accoglienza, c’è ospitalità, ci sono relazioni belle. Il cristianesimo non ha bisogno solo di dogmi, di verità rivelate, di principi morali non negoziabili; ha bisogno anche e prima di tutto di relazioni umane vive, calde, fraterne. Le nostre liturgie sono troppo fredde, le nostre comunità sono tali spesso solo di nome, il nostro amore sa troppo di “carità”, troppo teologico e poco umano. Dobbiamo rientrare nel cantiere dell’ospitalità e della casa. «Perché state a guardare il cielo?» (At 1, 11). Dobbiamo seguire la direzione dell’incarnazione, che porta Dio in casa nostra dove una donna prepara il caffè per gli ospiti e l’altra ascolta una “lectio divina” personalizzata.
Il terzo cantiere è quello delle diaconie e della formazione spirituale. Marta è tutta occupata nei molti servizi agli ospiti, Maria ascolta attentamente le parole di Gesù: entrambe sono figure preziose. Il servizio che i cristiani offrono ai bisognosi è notevole e deve continuare. Il mondo del volontariato certo non è solo cattolico o cristiano, ma importante e magari da incrementare è la diaconia che la Chiesa svolge in tanti settori, dall’ascolto, alle mense, ai consultori, all’aiuto sanitario. Ma di particolare importanza e urgenza appare oggi la formazione umana e spirituale dei cristiani: formazione al dialogo e all’ascolto, formazione ad una fede che ha caratteristiche un po’ diverse rispetto ad alcuni decenni fa. Formazione all’umiltà sincera e all’ascolto reale degli altri, nella consapevolezza che non abbiamo il monopolio della verità; formazione anche a maggiore e rispettoso silenzio perché «è il silenzio della religione che fa risuonare la parola “Dio”», ha scritto  Luigino Bruni. Formazione a scoprire Dio anche là dove non ci aspetteremmo di trovarlo, perché «Dio ama intrufolarsi nella vita a nostra insaputa, sorprendere e sorprenderci: è così che si protegge dalle nostre ideologie». Potrà così accadere che, guardando con attenzione, riusciamo a vedere Dio non solo in chiesa, ma pure nel servizio dell’infermiere che aiuta il malato con competenza, ma anche con il sorriso sul volto e uno sguardo buono.
La formazione ad un cambio di mentalità nel modo di guardare al mondo e nel modo di relazionarsi con gli altri appare quanto mai urgente in una mentalità cattolica troppo chiusa in se stessa e quindi marginalizzata. Un esempio che funge da cartina di tornasole di questa situazione è la constatazione che nelle nostre parrocchie il tema dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso non è all’ultimo posto nell’agenda, proprio non c’è. Mons. Erio Castellucci, referente CEI del Sinodo, rivela che la settima delle dieci tracce proposte per il primo anno sinodale, quella riguardante l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, è stata scelta da pochissimi: siamo ben lontani dal renderci conto di quanto scriveva san Giovanni Paolo II più di vent’anni fa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte, che l’ecumenismo e il dialogo interreligioso sono «la grande posta in gioco dell’evangelizzazione nel nostro terzo millennio». La formazione di tutti i battezzati – a cominciare dai sacerdoti – ad una corresponsabilità reale all’interno delle comunità ecclesiali (parrocchie e diocesi) e ad un dialogo vero all’esterno è l’equipaggiamento indispensabile per entrare in qualsiasi cantiere.
Siamo tentati di guardare indietro e di chiuderci nei nostri cenacoli: lo Spirito ci invita ad aprire le porte e ad uscire; il Risorto ci dice che lo vedremo solo se cammineremo insieme verso la pagana e disprezzata Galilea delle genti.