Donne du du du in cerca di spazio

 di Dino Dozzi
Direttore di MC

 Faticosamente e coraggiosamente papa Francesco ci sta provando a riformare la curia romana, malata di centralismo e di clericalismo. Le donne pare abbiano deciso di dargli una mano. Quelle donne che riempiono - si fa per dire - le chiese, che le puliscono, che fanno catechismo in parrocchia, che sono l’anima delle Caritas parrocchiali e diocesane, che accudiscono preti, vescovi e cardinali, ma che poi diventano invisibili quando si tratta di affidare incarichi di responsabilità nella Chiesa. Donne che anche nei documenti e nella vita ecclesiale sono ancora descritte con l’immagine stereotipata di moglie, madre, angelo del focolare, che serve a perpetuare un ruolo subalterno e di stampella a quello maschile. Il femminismo del passato - dentro e fuori della Chiesa - era piuttosto contro gli uomini e le istituzioni ecclesiali. Ecco ora la novità: è nato Donne per la Chiesa, un movimento, un manifesto, una dichiarazione di intenti, in stile collaborativo e propositivo. Un femminismo che è passato dalla contestazione adolescenziale ad una fase decisamente più matura e costruttiva.
Paola Lazzarini, sociologa e saggista, si è trovata senza aspettarselo a gestire un gruppo facebook di donne “normali” che, partendo da un suo articolo, hanno incominciato a condividere esperienze e riflessioni con il metodo della “revisione di vita” alla luce della Parola di Dio. Donne comuni, alcune impegnate in attività ecclesiali, altre che si sono allontanate perché decisamente disamorate. All’inizio una cinquantina, ora molte di più. Si tratta di un movimento “dal basso”, affiancato però da quello più “alto” delle teologhe italiane con il loro blog Il regno delle donne, ma sulla stessa linea: pur chiamando le cose col loro nome, con coraggio e chiarezza, lo stile si colloca nella e per la Chiesa. Ritengono che la riforma della Chiesa necessiti di una visione nuova dell’essere uomini e donne oggi e che le donne potrebbero aiutare a risolvere alcuni problemi gravi, come la pedofilia e soprattutto la relazionalità: problemi che nella Chiesa si fa fatica ad affrontare. Non cercano potere, se non nel senso di poter fare, di donare la propria voce alla comunità.
Si sentono incoraggiate da papa Francesco che, riferendosi alle donne impegnate in servizi ecclesiali, dice che “servizio non è servitù”. Nel 2016 egli ha istituito una commissione che studi il problema del diaconato femminile: si stanno aspettando a breve le sue conclusioni. Già cinquant’anni fa Yves Congar disse che nulla si oppone al diaconato delle donne. Alcuni mesi fa il supplemento dell’Osservatore romano “Donne Chiesa Mondo”, diretto da Lucetta Scaraffia e tradotto in quattro lingue, ha pubblicato una coraggiosa inchiesta sullo sfruttamento delle religiose al servizio di preti, vescovi e cardinali: con la scusa che “sono della famiglia”, non hanno orario, ricevono vitto e alloggio ma non stipendio, e debbono mangiare per conto loro. Le donne dell’America Latina chiedono un Sinodo, ma la Scaraffia, che ha partecipato al Sinodo sulla famiglia, dice che i laici invitati sono pochissimi, non possono parlare e non possono votare. Non ha senso un Sinodo sulle donne fatto da uomini, e neppure un Sinodo delle donne. Meglio sarebbe un Sinodo per i maschi, che hanno bisogno di rendersi conto che sono solo una parte dell’umanità. Come la metà dell’umanità è fatta di donne, così bisogna che uomini e donne, insieme, alla pari, affrontino i problemi e cerchino soluzioni. Anche nella Chiesa.
L’atteggiamento rivoluzionario di Gesù nei confronti delle donne non è stato recepito. Papa Francesco ripete spesso che la Chiesa sta in piedi per la presenza e l’azione delle religiose, che purtroppo stanno diminuendo in modo drammatico, nell’indifferenza generale. Ha scandalizzato la sua decisione di celebrare la festa di Maria Maddalena con la stessa solennità di quella degli apostoli, perché lei è l’“apostola degli apostoli”. Come pure, a conclusione del giubileo della misericordia, di concedere a tutti i sacerdoti di continuare a perdonare il peccato dell’aborto. Il rispetto e l’attenzione misericordiosa per tutte le donne incontrano ancora resistenza, soprattutto in Italia. È urgente un’azione di sensibilizzazione culturale e religiosa che, nei diversi contesti ecclesiali, può concretizzarsi in due domande provocatorie ma corrette: se non ci sono impedimenti evangelici e canonici, come mai qui non ci sono donne? Perché a loro sono aperti solo spazi di servizio e non di responsabilità?
Il Manifesto “Donne per la Chiesa” è stato ripreso da “Donne Chiesa Mondo” e dal “New York Times”. Non “contro” ma “con” gli uomini, non “fuori” ma “dentro” e “per” la Chiesa. Per il bene di tutti. MC non sarà il “New York Times”, ma il suo piccolo contributo alla causa lo dà volentieri. Anche per evitare - come dice la teologa Marinella Perroni - che della storia del Risorgimento parlino solo i garibaldini.