Per una fraternità sorella e cittadina 

di Dino Dozzi
Direttore di MC

 Diceva Henri Bergson che la libertà e l’uguaglianza sono due sorelle che litigano, e che alla fine hanno bisogno di qualcuno che le metta d’accordo. Questa è la funzione della fraternità. La Rivoluzione francese aveva provato a metterle insieme le tre sorelle, ma poi ben presto aveva dimenticato la fraternità, cancellandola dal lessico politico-economico. Oggi viene richiamata con forza dalla dottrina sociale della Chiesa: vedi il messaggio di Papa Francesco alla prof.ssa Margaret Archer, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. È il messaggio stesso a citare san Francesco, con la sua testimonianza evangelica e la scuola di pensiero che da lui nascerà. Ed è questo il motivo per cui riprendiamo qui il tentativo di riportare la parola “fraternità”, così religiosamente connotata, nel contesto laico della società.
La nozione tradizionale di giustizia esige oggi un ampliamento: un secolo fa ci si accontentava di reclamare la “giusta mercede all’operaio” e sarebbe già un grande risultato; ma oggi ci si chiede anche se il processo produttivo si svolge o meno nel rispetto della dignità del lavoro umano. Mentre altri parlano solo di solidarietà, la Chiesa invita a porre la fraternità come principio regolatore dell’ordine economico. L’Ottocento e il Novecento hanno visto ardue battaglie culturali e politiche in nome della solidarietà e dei diritti, battaglie non ancora finite; ma quello che più preoccupa oggi è il contrasto fra l’attribuzione teorica di eguali diritti per tutti e la distribuzione diseguale e iniqua dei beni fondamentali. Queste diseguaglianze sono la causa della più grande migrazione forzata della storia, migrazione che certo non si arresterà con qualche legge nuova.
Una società solo solidale e assistenziale, e non anche fraterna, genera infelicità e disperazione. Una società che si limiti al “dare per avere” o al “dare per dovere”, non avrà futuro. La libertà vera non può limitarsi all’assenza di impedimenti e neppure solo alla possibilità di scelta: bisogna giungere alla “libertà per” proteggere il bene comune e promuovere la dignità di tutti. Il lavoro non è solo un diritto di tutti, ma anche capacità e bisogno insopprimibile della persona. Questa dimensione personalistica del lavoro aspetta ancora di essere studiata e accettata. Per superare l’individualismo libertario che marginalizza i più deboli, occorre ridare la cittadinanza alla fraternità.
Il XV secolo è stato il secolo del primo Umanesimo; all’inizio del XXI secolo sempre più forte si avverte l’esigenza di un nuovo Umanesimo. Allora si passò dal feudalesimo alla società moderna, oggi si sta passando dalla società moderna a quella post-moderna. L’aumento delle diseguaglianze sociali, la questione migratoria, i conflitti identitari, le nuove schiavitù, la questione ambientale: sono tutte sfide da affrontare nell’orizzonte della fraternità universale. Che non è semplice ideale della Rivoluzione francese, ma anelito naturale dell’uomo, in quanto essere relazionale. Senza relazionalità che sfocia nella fraternità diventa impossibile la costruzione di una società giusta e di una pace duratura.
Questa fraternità alcuni hanno la possibilità di impararla nel riconoscere un unico Dio Padre di tutti; altri la possono sperimentare in famiglia. Una fraternità non teorica ma incarnata, che si esprime nel guardare negli occhi, nel ricordare un volto, nell’accarezzare un malato, nell’ascoltare chi soffre. Una fraternità frutto di amore: questa è la radice per un progetto sociale davvero del cambiamento. Solo la fraternità dà reale diritto di cittadinanza al diverso: e diversi uno dall’altro siamo davvero tutti, unici come siamo. Solo la fraternità ci dà vicendevolmente il diritto e la possibilità di vivere. La libertà e l’uguaglianza hanno proprio bisogno di riprendere in casa la fraternità, per fare quella vera rivoluzione sociale proclamata due secoli fa a Parigi, otto secoli fa ad Assisi e venti secoli fa sul monte delle beatitudini.
Rivoluzione sociale che ha bisogno di idee e di dichiarazioni, di progetti e di contratti, ma ancor più di conversione personale a sentimenti fraterni. Può capitare di fare scelte “di pancia”, ma poi è utile ripensarci con la testa, senza dimenticare il cuore. Per non lasciare fuori casa nessuno.