Lettere in redazione

Buonasera,

mi chiamo Sonia Dallafiora e sono sposata da 17 anni con Marconi Fornari Lorenzo con il quale mi sono conosciuta anche grazie al bellissimo convento dei frati Cappuccini di Borgo Santa Caterina di Parma, ai quali eravamo legatissimi. Siamo (eravamo?) sostenitori della vostra missione.
Il vostro giornalino, che abbiamo sempre divorato con ardore, questa volta ci ha riservato un'amara sorpresa. Trascurando altre cose, in particolare mi sono sentita offesa e discriminata dall'articolo "Un Dio in cui credere" di Mario Menin (MC 5 2017, pp. 56-58).
In questo articolo si enfatizza l'uguaglianza delle religioni, quando invece sono estremamente differenti (provate a dire ad un musulmano che la sua religione è uguale al cristianesimo, in un paese islamico sareste tacciati di blasfemia e sareste imprigionati, se non addirittura condannati a morte! Lì sì, cuius regio, eius religio!).
Ma anche qui da noi, se questa domanda la fate ad un imam, magari dietro una telecamera e non davanti (ma non è detto, perché loro sono molto più orgogliosi e dignitosi di noi e non si piegano ai media ed ai politically correct ...) vi risponderà per le rime.
Anch'io penso che le nostre religioni siano molto diverse non solo per la SS.ma Trinità e per credere in Gesù Figlio di Dio, cosa per loro inconcepibile e pari ad una bestemmia, ma per la stessa concezione dell'uomo e della donna, dei figli, della famiglia, della poligamia, del rispetto per l'altro, quello che noi mettiamo in pratica, ma che mai o quasi abbiamo in reciprocità.
Nell'articolo si parla di "furia di omogeneità che si abbatte contro le religioni non cristiane in particolare l'Islam". Ma sono io che non mi voglio conformare! Non dico che sono migliore, ma diversa sì!
Si porta ad esempio la Svizzera che "con referendum [...la scelta più libera per ogni paese...o è meglio un dittatore?] ha decretato che chi vive sul suolo elvetico non può pregare pubblicamente".
Ma che problema c'è? Ci sono un sacco di posti dove pregare, o forse danneggia troppo i protettissimi musulmani?
Hanno messo al bando la costruzione dei minareti, e allora? Nel mio condominio se la mia bimba urla prima delle 16,00 vengo richiamata dall'amministratore.... E poi andate voi a costruire una chiesa in Saudi Arabia...
La nostra storia, la nostra cultura, la nostra arte, la nostra letteratura, la nostra agricoltura, la nostra imprenditoria, la nostra scuola, oltre che, ma dovrebbe venire per prima, la nostra fede affondano le radici nella fede cristiana, così profondamente che possiamo dire che tutto è nato qui e qui Cristo ha voluto San Pietro.
Ricordatevi che nessuno è depositario della verità se non Gesù. Io la vedo molto diversamente da voi. Secondo me l'Europa e l'Italia in particolare è molto accogliente e generosa, molto più di chi è sempre pronto a puntare il dito e dovrebbe invece dare il buon esempio, in silenzio...
Chi si erge a giudice è spesso guidato da una mano pericolosa...
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Sonia e Lorenzo - Parma

 Caro direttore, mi sto convincendo sempre più che la chiave di volta del cristianesimo, senza la quale non può esistere, sia la creatività, intesa come massima espressione delle qualità umane e della capacità di amare il prossimo. Il messaggio evangelico si fonde con l'umanità di ciascuno, e in questa fusione la persona cresce e si sviluppa, divenendo gioiosa e libera. Il vivere da cristiani autentici non può essere un mettere in pratica una mera ripetizione del passato. Non può essere un puro esercizio di devozione, con meccanica ripetizione di concetti e di formule. Non si dovrebbero più ascoltare prediche che fanno riferimento, per lo più, al peccato, magari intercalate da un continuo: «avete capito...?». Stanche catechesi, astratte, libresche, pertinenti, ma vuote, che lasciano l'ascoltatore, nel migliore dei casi, indifferente. No, è finito il tempo delle "adunanze", dell'ascolto passivo, della tranquillizzante mera partecipazione. Una fede così intesa ha, per fortuna, i giorni contati. Spazzata via da esigenze profonde, insite in ciascuno di noi: di essere compresi, di essere aiutati ad affrontare il difficile cammino della vita. Qualcuno abbia il coraggio di dirlo a certi sacerdoti, a certe persone pie, troppo sicuri di sé, troppo ancorati ad impostazioni superate: che non si lamentino delle chiese vuote! Perché, forse, la responsabilità non è della secolarizzazione, come spesso e con ostentata disinvoltura dicono, ma soltanto loro. Fraterni saluti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Luigi Magnani – Santarcangelo di Romagna

 Cara signora Sonia, grazie della lettera che ci ha inviata in cui esprime con molta chiarezza il suo disappunto e il suo non condividere l’articolo di Mario Menin: «Io la vedo molto diversamente da voi». E questo ci sta. Non siamo obbligati a pensarla tutti allo stesso modo. Già gli antichi latini dicevano “Quot capita tot sententiae”. La seconda lettera che pubblichiamo, quella del signor Luigi Magnani, è un esempio della varietà di pareri che esiste sotto il sole.
Lei scrive poi che in quell’articolo «si enfatizza l’uguaglianza delle religioni». Io ho riletto l’articolo e non ho trovato questa affermazione, che risulterebbe strana anche per me in un docente di Ecumenismo in uno Studio Teologico (Reggio Emilia). Io mi riconosco pienamente nella frase - un po’ provocatoria ma illuminante - del cardinal Martini che Menin riporta: «Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo. Nella vita ne abbiamo bisogno, è ovvio, ma non dobbiamo confonderli con Dio, il cui cuore è sempre più vasto». Il consiglio che rispettosamente darei alla signora Sonia, ma valido proprio per tutti, è ancora quello del cardinal Martini: «Se non si vuole giungere a nuovi scontri, occorrerà promuovere con forza un serio e corretto dialogo interreligioso».
Ringrazio anche Luigi per la coraggiosa franchezza con cui esprime il suo parere e dà i suoi suggerimenti «a certi sacerdoti, a certe persone pie, troppo sicuri di sé, troppo ancorati ad impostazioni superate». MC diventa così uno spazio virtuale di confronto e di dialogo tra persone che hanno pareri e sensibilità diversi: spazio quanto mai utile.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Dino Dozzi, Direttore di MC