Nella tradizione cattolica si assiste spesso a una sorta di separazione disciplinare tra psicologia e spiritualità: da un lato, quella che riguarda la cura dell’anima, il discernimento spirituale, l’accompagnamento di fede; dall’altro, la dimensione psicologica, che investiga la dinamica emotiva, i vissuti interiori, i processi relazionali e i modi in cui una persona costruisce significato e benessere nella vita. Questa separazione non è tanto accademica, quanto culturale e pastorale.
a cura di Gilberto Borghi
Un uomo, diverse dimensioni
Oltre la separazione tra umano e spirituale
di Gilberto Borghi
della Redazione di MC
La psicologia viene talvolta percepita nella pastorale come estranea o secondaria, mentre la spiritualità – pur centrale – rischia di rimanere confinata nella dimensione del sacro come compito esclusivo del ministro religioso.
Il risultato, in molti casi, è che le dinamiche psicologiche profonde – emozioni, pattern relazionali, sofferenze interiori, modalità di coping, maturazione dell’identità – non vengono adeguatamente considerate nel ministero pastorale, perché poco integrate con la tradizionale formazione teologica e spirituale. Questa dicotomia produce effetti concreti, in vari contesti parrocchiali e comunitari: relazioni che soffrono, dinamiche di potere in seno alle comunità, comportamento relazionale dipendente o rigidamente autoritario da parte di alcuni operatori pastorali, incomprensioni non affrontate, conflitti interiori non elaborati, stress e burnout nei ministri stessi.
La separazione non funziona
In altri termini, quando psicologia e spiritualità non dialogano, la pastorale rischia di riprodurre relazioni disfunzionali o tossiche, che si camuffano sotto il manto della sacralità. La centralità della coscienza, la dimensione trascendente dell’esperienza umana e i valori spirituali vengono vissuti in questi casi senza una reale integrazione con ciò che accade nel cuore, nel sistema emotivo, nelle relazioni concrete delle persone che cercano accompagnamento. Ad esempio, senza competenze nell’ascolto empatico e nella relazione interpersonale, la guida pastorale può riprodurre dinamiche di dipendenza, giudizio, o inconsapevolezza dei bisogni psicologici reali. Ancora: disagio psicologico e spirituale possono essere confusi o sovrapposti, con interpretazioni spiritualizzanti di sintomi che richiederebbero una competenza psicologica professionale. La letteratura scientifica indica che molti ministri ecclesiali soffrono – come altre figure di cura – di stress, esaurimento emotivo e sensazione di inefficacia, spesso correlati alla difficoltà di gestire emotività, conflitti e aspettative interne ed esterne al ministero.
L’accompagnamento pastorale che si limita alla sola dimensione spirituale rischia di non offrire spazi reali di ascolto, comprensione, supporto emotivo, mediazione di conflitti e crescita personale. Questi disagi psicologici sono spesso sottovalutati proprio per la mancanza di una formazione pastorale che consideri la persona nella sua totalità – corpo, emozioni, relazioni, significato esistenziale e dimensione spirituale – come un’unica realtà incarnata. In questo scenario, la proposta formativa dei corsi di Pastoral Counselling rappresenta una prospettiva innovativa e necessaria. L’integrazione tra psicologia, neuroscienze, counselling relazionale e spiritualità offre strumenti e competenze in grado di colmare la lacuna tra cura dell’anima e cura della persona nella sua globalità.
Dalla Sicilia con amore
Due realtà, in particolare, possono essere segnalate per il loro contributo in questo campo. La prima è il percorso proposto dall’Istituto di Neuroscienze e Gestalt Therapy “Nino Trapani”. Questa istituzione storica siciliana, attiva da decenni nella formazione di professionisti e operatori nei campi della psicologia, delle neuroscienze e delle relazioni di aiuto, offre – in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore – un Master universitario triennale in Pastoral Counselling per il ben-essere psicofisico e spirituale. Questo corso si propone di integrare profondamente la dimensione teologica e spirituale della persona con gli strumenti delle scienze umane per la comprensione dei processi relazionali e affettivi. Articolato su moduli diversi, il percorso copre non solo elementi teologici, ma anche conoscenze approfondite su come la persona umana vive i propri vissuti interiori, le relazioni, le comunicazioni, i modi in cui la fede si radica o si incrina nell’esperienza concreta. La congiunzione tra neuroscienze e aspetti psicologici rende possibile comprendere come il corpo, le emozioni e il significato spirituale agiscano insieme, non separatamente, per il benessere della persona e siano la prima parola di Dio all’uomo.
La seconda è il percorso proposto dall’Istituto Gestalt Therapy Kairos, anch’esso nato in Sicilia. La proposta di pastoral counselling dell’Istituto GTK si concentra sul superamento della dicotomia tra scienze umane e fede, proponendo un modello formativo che integra la psicoterapia tramite una lettura gestaltica della relazione, inserisce concretamente la dimensione teologica e biblica nella comprensione dell’esistenza e affianca l’esperienza personale e relazionale a un apprendimento di competenze pratiche.
Per un vangelo integrale
Entrambe queste proposte sono segnate dalla Gestalt Therapy. Non è solo un metodo psicologico, ma un approccio che considera la persona nella sua interezza: corpo, emozioni, relazioni, contesto e significato. Nel pastoral counselling proposto da GTK questa visione permette ai partecipanti di sperimentare direttamente il valore dell’ascolto non giudicante, dell’empatia, della consapevolezza dei propri vissuti e di quelli altrui – strumenti fondamentali per una pastorale più umana e armonica e luoghi antropologici in cui si rende percepibile la presenza di Dio. Questi percorsi contribuiscono alla formazione di operatori pastorali con dei caratteri molto interessanti. Intanto la capacità di vedere l’essere umano nella sua totalità: non più separando l’esperienza spirituale da quella psicologica, ma riconoscendo che entrambe concorrono alla salute integrale della persona. Poi quella di sviluppare competenze relazionali reali: capacità di ascolto, gestione delle dinamiche relazionali, consapevolezza dei pattern emotivi, comprensione delle dinamiche di gruppo e di comunità.
Ma soprattutto la capacità di saper riconoscere segnali di disagio psicologico, elaborare strategie di accompagnamento consapevole, interfacciarsi con professionisti delle scienze umane quando necessario. E non da ultimo poter essere operatori pastorali equilibrati: non esclusivamente orientati alla sola dimensione spirituale, ma capaci di mediare tra fede, senso, relazione e benessere emotivo. Nell’ambito ecclesiale italiano si registrano già alcuni esempi concreti dell’impatto positivo che percorsi integrativi come il pastoral counselling possono avere. A partire da molte diocesi della Sicilia (Trapani, Palermo, Siracusa, Gela, Modica), attraverso molte del Lazio e alcune della Liguria, fino a quattro della Romagna (Imola, Faenza, Forlì, Cesena) i corsi descritti hanno formato, con il supporto di vescovi, operatori pastorali che già sono stati inseriti nelle attività pastorali concrete.
Alcuni progetti di pastorale familiare, di accompagnamento spirituale dei fedeli, di gestione educativa dei giovani, di sostegno alle persone con fragilità sono stati avviati proprio grazie alle competenze relazionali e integrative maturate nei corsi di pastoral counselling, mostrando come sia possibile un ministero che non solo predica il vangelo, ma cura la persona nella sua esperienza concreta. La pastorale cattolica, nella sua missione di annuncio della fede, accompagnamento e cura dell’uomo, ha oggi la sfida di essere audace e creativa. In ciò il collegamento tra psicologia e spiritualità è uno dei punti caldi, in cui l’uomo di oggi può essere messo in contatto col vangelo in modo attraente. Invece la separazione tra questi ambiti non solo impoverisce la comprensione integrale della persona, ma può generare relazioni disfunzionali, stenti emotivi e difficoltà nella comunità ecclesiale che allontanano molte persone e offuscano la bellezza del vangelo.