Perché ogni cosa fermenti

Il ruolo del volontariato nella società di oggi

 di Stefano Zamagni
economista

 Il volontariato – o per essere più precisi, le organizzazioni di volontariato (OdV) – fa parte di quel variegato mondo vitale che è il Terzo Settore, che include imprese sociali, cooperative sociali, organizzazioni di promozione sociale e altro ancora.

Si tratta di enti che la grande riforma del 2017 denomina ETS (Enti di Terzo Settore), ma la cui comparsa risale al XIII secolo in terra di Toscana e Umbria, grazie all’influenza del pensiero e dell’azione decisiva del francescanesimo. Si pensi alle Confraternite – le Misericordie sono ancor’oggi presenti – la cui natura è quella di organizzazioni a movente ideale (OMI), come allora erano chiamate e che nascono e fioriscono in forza di un particolare carisma. Furono queste realtà a dare vita ad istituzioni quali l’ospedale e le tante opere di carità di cui ancora conserviamo traccia.

 Due paradigmi

Due sono le principali concezioni di volontariato tuttora presenti nel dibattito pubblico. L’una – che possiamo chiamare additivista – vede questo mondo vitale come ambito sociale che si aggiunge ad altri ambiti quali lo stato e il mercato. Per tale concezione – affermatasi prevalentemente negli ambienti anglosassoni – le OdV sono soggetti certamente utili e meritori, ma non indispensabili e ciò nel senso che, qualora si potesse arrivare a correggere i malfunzionamenti sia dello stato sia del mercato, si potrebbe anche fare a meno di tali realtà. L’altra concezione, invece, è quella emergentista, - prevalente nei paesi mediterranei ed il cui epicentro è il nostro paese – secondo cui l’azione volontaria è un modo di agire che mira a modificare anche l’intera configurazione delle relazioni sociali. L’immagine che viene alla mente è quella del lievito che, una volta inserito nella massa di pasta, la fermenta tutta.
Per chi, come il sottoscritto, fa propria la concezione emergentista, missione propria e specifica del volontariato è quella di contribuire a mutare la ragion d’esistere delle istituzioni sia politiche sia economiche. Di operare, cioè, per la diffusione della cultura non individualista dell’ordine sociale. Alla cultura individualista, il volontariato oppone l’idea di una identità personale che si realizza in relazione necessaria con l’altro. Il limite davvero serio della concezione addivitista è quello di esporre le OdV ad un duplice “strattonamento”, quello neoliberista e quello neostatalista. Il neoliberismo blandisce il volontariato per sostenere il suo “conservatorismo compassionevole”, così da assicurare ai segmenti deboli della popolazione un livello minimo di servizi sociali. In buona sostanza, è la filantropia, non il dono come gratuità, ciò che preme al progetto neoliberista. Il volontariato che dona il proprio tempo al portatore di bisogni, con il quale instaura una relazione interpersonale, sconvolge la logica dell’efficienza. L’homo oeconomicus non pratica il dono gratuito; può – se gli conviene – fare donazioni. Non diverso, nella sostanza, è lo “strattonamento” che viene dalla logica neostatalista, per la quale è l’ente pubblico che deve farsi carico dei bisogni della cittadinanza – celebre è rimasta la massima di Lord W. Beveridge del 1942: “Lo Stato si prenda cura del cittadino dalla culla alla bara”. Ne deriva che il ruolo del volontariato entro una tale concezione è meramente ancillare e di supporto.

 Giustizia e gratuità

Soprattutto oggi, c’è invece bisogno di un volontariato come soggetto autonomo (ma non separato) rispetto agli altri attori sociali, ed il cui compito primario è quello di restituire il principio di gratuità alla sfera pubblica. Il motivo è che due sono le categorie di beni di cui non possiamo fare a meno: i beni di giustizia e i beni di gratuità. I primi – si pensi ai beni erogati dal welfare state – fissano un preciso dovere  in capo all’ente pubblico affinché i diritti dei cittadini su quei beni vengano soddisfatti. I beni di gratuità, invece, fissano un’obbligazione che discende dal legame di fraternità che ci unisce l’un l’altro. Mentre per difendere un diritto si può, e si deve, ricorrere alla legge, si adempie ad un’obbligazione per via di amore agapico. Mai nessuna legge potrà imporre la reciprocità e mai nessun incentivo potrà favorire la gratuità. Eppure non v’è chi non veda quanto i beni di gratuità siano importanti per il bisogno di felicità che ciascuna persona si porta dentro. Efficienza e giustizia, anche se unite, non bastano a renderci felici, a consentirci di superare quel “disagio di civiltà” di cui ha scritto Sigmund Freud nel suo saggio famoso.
Il Novecento ha cancellato la terziarità nella sua furia costruttivista. Tutto doveva essere ricondotto o al mercato o allo stato o tutt’al più ad un mix di queste due istituzioni basilari a seconda delle simpatie ideologico-politiche dei vari attori sociali. È oggi acquisito che il paradigma bipolare “stato-mercato” abbia ormai terminato il suo corso storico e che ci si stia avviando verso un modello di ordine sociale tripolare: pubblico, privato, civile. Una conferma significativa ci viene dalla riforma del 2001 del Titolo V della Carta Costituzionale italiana, laddove all’art.118 viene introdotto esplicitamente il principio di sussidiarietà e si afferma che anche i singoli cittadini e le organizzazioni della società civile hanno titolo per operare direttamente a favore del bene comune, senza dover chiedere concessioni o autorizzazioni di sorta. La modernità si è retta su due pilastri: il principio di eguaglianza, garantito e legittimato dallo Stato; il principio di libertà, reso possibile dal mercato. La post-modernità ha fatto emergere l’esigenza di recuperare un terzo pilastro: il principio di fraternità.

 Cos’è fraternità

Un chiarimento importante è qui opportuno. Fraternità non ha lo stesso significato di fratellanza. La fratellanza unisce gli amici, ma li separa dai non amici; rende soci  e quindi chiude gli uniti nei confronti degli altri. La fraternità, invece, è universale e crea fratelli, non soci, e dunque tende a cancellare i confini sia naturali sia storici che tendono a separare. Mentre la fratellanza ha un presupposto naturalistico, la fraternità pone il suo presupposto nel riferimento ad un legame, che ci rende custodi gli uni degli altri.
Altrettanto distante è la fraternità dalla solidarietà. È  merito grande della scuola di pensiero francescana quello di aver saputo declinare, in termini sia istituzionali sia economici, il principio di fraternità facendolo diventare un asse portante dell’ordine sociale. Ci sono pagine della Regola di Francesco che aiutano bene a comprendere il senso proprio del principio di fraternità. Che è quello di costituire, ad un tempo, il complemento e il superamento del principio di solidarietà. La fraternità consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma, cioè la loro singolarità. Questa compresenza di uguaglianza e singolarità è ciò che caratterizza in modo unico il principio di fraternità.
Non v’è qui lo spazio per porre in luce le conseguenze di ordine pratico, sul piano legislativo e economico-fiscale, che deriverebbero dall’accoglimento della prospettiva emergentista. Di una però non posso non dire, pur in breve: abolire la malpratica delle  gare d’appalto al massimo ribasso ogni qualvolta l’ente pubblico decide di affidare ad una OdV l’esercizio o l’espletamento di un qualche servizio sociale. Come noto, questa procedura di assegnazione non solamente tende a premiare i soggetti meno scrupolosi e meno rispettosi delle norme vigenti – dato che è così che si abbattono i costi -, ma quel che è peggio è che esse finiscono con l’erodere la motivazione intrinseca che muove all’azione il volontariato. Per non dire dell’incentivo alla diffusione di forme varie di corruzione che pratiche del genere quasi sempre finiscono col determinare. È veramente paradossale che l’ente  pubblico cerchi di seguire, quando tratta con le OdV, una logica che, se può avere un senso nella sfera dei rapporti di mercato, finirebbe col decretare l’eutanasia lenta della cultura del dono gratuito. Ben altri sono i metodi che possono essere seguiti per risolvere il problema delle assegnazioni. Ma bisogna volerlo!