Colui che scrive qui può essere un testimone di alcuni effetti del documento conciliare Nostra Aetate che compie sessant’anni. In questa prospettiva prova a rileggere insieme i colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli (Oltre Nostra Aetate. Prospettive per il futuro) svolti nel dicembre scorso e il tema del 17 gennaio promosso insieme dalla CEI e dall’UCEI («In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn 12,3). Sessant’anni di Nostra Aetate).

a cura di Barbara Bonfiglioli

 Per il mondo intero

La fratellanza oltre la sostituzione

 di Mirko Santandrea
incaricato ecumenismo e dialogo interreligioso della diocesi di Faenza-Modigliana

 Camaldoli è per me un luogo caro sin dalla giovinezza a causa della presenza camaldolese a Faenza

dove la frequentazione della Parola di Dio mi è stata trasmessa negli incontri e nei ritiri e dove ho respirato un’attenzione particolare alla “radice santa” (Rm 11,17). Nel tempo del seminario regionale pontificio a Bologna ho respirato aria teologica e biblica conciliare grazie all’impronta che abbiamo potuto raccogliere nell’eredità viva del card. Giacomo Lercaro e di Giuseppe Dossetti.

 Altri luoghi e testimoni

Erano gli anni Novanta prima del grande giubileo del 2000 e, grazie a Giandomenico Cova, Maurizio Marcheselli, Erio Castellucci e Piero Stefani, mi sono sempre più addentrato nella relazione con Israele che la Chiesa scopre guardando il suo stesso mistero (NA 4). Così ho dedicato la tesi di baccalaureato ad una rinnovata visione biblica della teologia del pluralismo religioso in dialogo con Jacques Dupuis s.j. e ho continuato ad approfondire nella licenza la rilevanza nel dialogo ebraico-cristiano della nozione di “popolo di Dio”, ipotizzando un superamento della teologia della sostituzione, con ulteriori conseguenze per l’ecumenismo.
In questi venti anni mi sono recato frequentemente nella Terra del Santo, come mi ha insegnato a chiamarla padre Francesco Rossi De Gasperis sj, di cui ho potuto seguire i corsi sulla Terra che proponeva insieme ad Antonella Carfagna. Mai dimenticherò l’incontro con il cardinale Carlo Maria Martini al Pontificio Istituto Biblico a Gerusalemme quando ci presentò padre Francesco come il suo maestro nella relazione con il popolo ebraico e ci raccontò il suo desiderio di essere in quella terra per intercedere in quei tempi difficili (come tutt’ora).
Dalla scuola del grande Rossi De Gasperis (che è stato fra i testimoni citati ai Colloqui) sono venute tante esperienze proposte ai giovani (e non) percorrendo la Terra “da Dan a Bersabea”, incontrando le persone, le comunità, le storie e tessendo insieme questa grande lectio: è stato bello in questi decenni incrociare gli effetti di Nostra Aetate là dove è tornata ad esserci anche una piccola chiesa “giudeocristiana” e più ampiamente ebreofona, che ha ritradotto il Nuovo Testamento e la liturgia cristiana in ebraico, accanto al popolo ebraico vivente con le sue molteplici sfaccettature segnate dall’universale diaspora, accanto alle chiese cristiane pure segnate dall’universalità dei popoli e delle culture raggiunte dal vangelo. Solo a Gerusalemme forse si percepisce che “tutti là siamo nati” (Sal 87), tutti, proprio tutti, e la vecchia madre ci vede tornare, salire, carichi di secoli di incontri, di intrecci e, quando le diversità non ci dividono, ma ci arricchiscono vicendevolmente, accade quella Pentecoste dello Spirito che permise ad Atenagora e a Paolo VI di abbracciarsi e poi revocarsi le scomuniche.
Camaldoli è il luogo dove da 45 anni i colloqui ebraico-cristiani respirano di questo incontro nella pluralità delle presenze ebraiche e cristiane, anche grazie al SAE che tiene le sue sessioni di formazione proprio lì.

 Un frutto italiano

Il 17 gennaio è davvero un frutto italiano del rinnovato sguardo di Nostra Aetate che feconda l’ecumenismo e si colloca significativamente in apertura alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nella nostra piccola città di Faenza, grazie alle sorelle clarisse e all’ospitalità che fecero ad Amalia Fleischer (deportata ad Auschwitz nel medesimo treno di Liliana Segre), l’iniziativa ha trovato subito accoglienza ed è stata coltivata con costanza collegandosi anche alle iniziative per il giorno della Memoria in sinergia con l’amministrazione comunale fino ad oggi.
Fra i frutti di questo cammino, vorrei citare anche le giornate di formazione ecumenica che ho avuto modo di curare per i seminaristi del seminario regionale di Bologna negli anni del mio servizio in cui ho voluto valorizzare la conoscenza e la rilettura dell’esperienza del consiglio delle chiese cristiane di Milano con l’aiuto di Brunetto Salvarani, di don Gianfranco Bottoni e di Fabio Ballabio.
Vorrei anche citare l’impegno di ricerca promosso da un gruppo di vari docenti della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, dell’Alma Mater di Bologna e di varie istituzioni, culminato nel convegno La Chiesa al posto d’Israele? La nascita di un’ideologia nella separazione tra cristiani ed ebrei nel II/III secolo – The Parting of the Ways and/as Supersessionism. (Ediz. bilingue, 2021, Morcelliana a cura di Giandomenico Cova, Enrico Norelli, Camillo Neri) in cui ricordo in modo particolare l’intervento del rabbino Daniel Boyarin.

 Tra schede, danze e canti

La giornata del 17 gennaio si è arricchita in questi anni dello strumento delle Schede per conoscere l’Ebraismo presentate il 5 novembre 2025 nella versione aggiornata in un evento organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in collaborazione con la CEI e l’UCEI, nel 60° anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate.
Scrivono i rabbini nel sussidio 2026: «Attraverso questi richiami, come del resto molti altri nella Bibbia, si evidenzia l’idea, che è sempre bene ribadire, che D. sceglie un popolo e una terra per farne strumenti di bene per il mondo intero: per mezzo loro la benedizione deve infine giungere a tutte le genti».
Scrivono i vescovi: «L’intento è quello di riaffermare “il vincolo” ricordato da Nostra Aetate, chiarire i fraintendimenti, stimolare il confronto nel territorio fra le comunità cristiane e quelle ebraiche e porre alcuni punti fermi del rapporto ebraico-cristiano».
A questo proposito, nella nostra regione nelle varie diocesi vengono promossi incontri per la presentazione delle schede grazie alla disponibilità dei nostri vescovi e del rabbino di Modena Beniamino Goldstein.
A Camaldoli anche la musica è stata protagonista: ad esempio con lo spettacolo Di Tantse Mishpokhe animato da Miriam Camerini e i canti della tradizione ebraica intonati da Maurizio Di Veroli, mentre tra le altre le studiose Roberta Ascarelli e Maddalena Schiavo hanno intrapreso un viaggio nella suggestiva letteratura ebraica. Ascarelli è la nuova presidente della Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane in Italia, succedendo a Marco Cassuto Morselli. Hanno aperto Camaldoli i saluti del priore Matteo Ferrari e di Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, alla presenza anche del mondo evangelico.

Di Tantse Mishpokhe” è un gioco di parole tra “tants” (danza) e “gantse mishpokhe” (l’intera famiglia), che esplora in chiave ironica e profonda il concetto di famiglia ebraica attraverso storie bibliche, letteratura e musica yiddish, parlando di amore, matrimonio, maternità, nostalgia e identità, e invitando a riflettere sul significato universale della fratellanza. Un’interessante possibile modalità di declinare il tema del 17 gennaio: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3)!