Il cammino dei padri
Quest’anno il Cammino dei padri festeggia i 50 anni dal primo pellegrinaggio dei padri di famiglia fatto a Cotignac nel 1976 da due giovani papà.
Lo Spirito ha soffiato su quel'umile evento e ad oggi ci sono più di cento pellegrinaggi sparsi in Francia, ma adesso anche in altri paesi del mondo.
Nel 2026 festeggiamo anche il decimo pellegrinaggio a La Verna. In questa occasione i nostri amici francesi hanno lanciato un appello a testimoniare per le grazie ricevute durante questi 50 anni, in modo da pubblicarle in un libro. Abbiamo raccolto l'invito anche in Italia e ne pubblichiamo qui una.
Uomo vecchio? Rimani nel bosco!
Qualche mese prima del cammino 2023 inizia a girare la voce di questo cammino dei padri. Andiamo ad un incontro ma rimane tutto nebuloso… ci chiediamo: boh, farà per noi? Due amici pian piano mi convincono ad andare, ma io mi chiedo: cosa vado a fare? sto da Dio. So già tutto, non mi serve. Poi alla fine vado, anche spinto da mia moglie.
Arriviamo su per i monti, nel ritrovo, giorno 1: parto che so fare tutto, fare la brace, cucinare, organizzare… Mi metto alla ricerca di legna e, dopo aver perso un’ora, bastava un attimo di comunicazione e capire che la legna era nel capanno. La serata si svolge tranquilla, si mangia, si canta e pian piano si va a letto. Si dorme poco, ma va bene così.
Il giorno seguente si parte, gambe in spalla al mattino presto. Si cammina come se ci conoscessimo da sempre, qualcuno ci ricorda di far attenzione alle zecche… e finalmente arriva il momento di condivisione. Iniziano a sgretolarsi tutte le mie convinzioni e i miei giudizi; rimango sbalordito, c’è commozione, c’è compassione, c’è amore, c’è sincerità, c’è fratellanza. Le crescentine e la ricotta anticipano la mia testimonianza.
Man mano parlo e sempre più mi sto svestendo, dalla giacca fino alle mutande e d’un tratto mi trovo nudo, ma non mi vergogno, anzi mi sento capito, mi sento tanti abbracci tutti assieme, dati dagli occhi di chi mi circonda. Siamo diventati fratelli, come se non lo fossimo già, come se imparassimo a mettere via la maschera che ci costruiamo ogni giorno, togliendo l’orgoglio e il giudizio.
Sono stanco dalle fatiche fisiche, ma felice. Un passo alla volta mi sto accorgendo che molti sassi che mi portavo dietro me li stavo creando da solo, dal secondo Andrea dentro di me. Ora capisco quando mia moglie mi ha sempre detto: sei un gemelli, doppia personalità! Il tempo scorre veloce e ci si ritrova a La Beccia, tra vecchi compagni di camminata, tra amici di altri capitoli, ma la sensazione provata sembra comune, siamo cambiati. I frati sono il top, e mi chiedo: perché non l’ho fatto prima questo cammino?
Si esce dal Santuario post messa serale, suggestiva ed emozionante… piena di maschi, è strano sentire un coro tutto maschile… ed inizia la fiaccolata. Siamo noi con le nostre fiamme a portare a casa come in cammino la nostra esperienza, dobbiamo portarci a casa un modo nuovo di porci, solo così daremo testimonianza dell’esperienza di vita vissuta insieme.
Ci si sveglia l’ultimo giorno, il 4°: è freddo, non sei a casa tua, ma appena ti affacci dalla tenda ti scaldi, c’è Gesù, lì vicino a te, ha vegliato su noi mentre dormivamo. Lui lo fa sempre durante la nostra vita, ma qui te ne accorgi di più, hai tempo per Lui.
Il senso più grande di tutta la fatica lo ritrovo all’ultima condivisione nella chiesa di Chiusi, mi commuovo e piango. Ripenso a come mi sono comportato negli ultimi anni con mia moglie, i bimbi, in famiglia, ed in generale col prossimo. Realizzo che ho davvero rischiato di perdere la famiglia e devo ringraziare mia moglie che ci ha tenuti insieme, con grande sforzo e pazienza. Ora, dopo questo cammino, capisco che dobbiamo essere in due a tenere unita la famiglia e dare l’esempio ai nostri figli. Ci si emoziona tanto, ma parlando con i veterani dicono che il meglio deve ancora venire. Arriva quando ritorni dalla tua famiglia, a casa. Lì per lì non lo capisco, ma poi mi sarà tutto più chiaro.
L’emozione sale nel pomeriggio con il saluto ai frati, un momento magico, l’affetto ora è per loro, ci hanno dato tanto, dobbiamo dargli tanto, gli dobbiamo tanto, dobbiamo dare tanto al mondo. Puliamo, ultimi saluti e si riparte. Arriviamo a casa: non so spiegarlo, mi sento leggero, diverso, forse nuovo. Passano i giorni e le parole di mia moglie parlano da sole. Un giorno della settimana seguente mi chiede: ma l’altro Andrea dove lo hai lasciato, nei boschi? Vedi di lasciarlo là. Da qui capisco che ce la possiamo fare, è difficile ma con impegno, dedizione e preghiera è possibile cambiare, non per me, ma per un noi.
Quando sono in difficoltà, canto: Vieni Spirito scendi su di noi e mi riporta dentro quell’atmosfera nata nel cammino, che mi fa venire la pelle d’oca e mi fa prendere la vita con un sorriso. Mi porto così a casa quattro parole nel mio zaino quotidiano: amore (fare le cose con amore e gentilezza), arrangiarsi (non pesare sulla moglie per molte cose che posso fare io), non giudizio (lasciar fare senza intervenire sempre o subito), ascolto (trovare il giusto tempo per connessione, empatia e comprensione).
Ho così iniziato a mettere in discussione l’insegnamento ricevuto, per migliorare e cercare di essere un buon marito ed un buon padre. Un amico parroco mi ha detto: «Vedo aria di un bel restauro in voi». I momenti difficili ci sono, ma con umiltà ed atteggiamento costruttivo ci si confronta e si può cercare di superarli.
Andrea Bettini