“Più forte della morte è l’amore”. Una certezza che davvero sembra essere smentita dal tempo in cui viviamo, ma che il Festival è riuscito a risvegliare anche nel 2025, riportando al centro la speranza del Vangelo e restituendo alla piazza la sua vocazione di luogo di incontro.
a cura dell’Ufficio Comunicazione del Festival Francescano
Cantico connection
Perle del Festival Francescano 2025
di Elisa Bertoli
social media manager del Festival Francescano
Uno spazio aperto
«Abbiamo fatto incontrare poeti, scienziati, teologi, giornalisti, scrittori in nome di san Francesco e del suo Cantico.
Il card. Zuppi, a inizio Festival, ci ha invitati e rinnovare e testimoniare sempre più la gioia francescana, necessaria in un tempo addolorato per le guerre, in cui è diffuso il sentimento di disperazione ed è sempre più frequente il rifugiarsi nella solitudine. Con speranza e tenacia abbiamo accolto questo invito e in questi giorni di Festival ci siamo impegnati nel viverlo e continueremo a farlo. Vi auguriamo di avere il coraggio, la determinazione e il cuore capaci di coltivare connessioni fraterne, portando in voi la forza donata da una “speranza che non delude” e la certezza che, nonostante le circostanze sembrino negarlo, più forte della morte è l’amore. Buona vita!». Con queste parole Valentina Giunchedi, presidente del Movimento Francescano Emilia-Romagna, ha salutato i partecipanti alla 17ma edizione del Festival Francescano, al termine della Celebrazione Eucaristica conclusiva presieduta dal card. Matteo Zuppi.
“Il Cantico delle Connessioni” è stato il tema dell’edizione che si è tenuta in piazza Maggiore, a Bologna, dal 25 al 28 settembre scorsi. Nell’ottavo centenario della stesura del Cantico delle Creature di san Francesco e nell’anno giubilare dedicato proprio alla speranza, il Festival ha indagato le connessioni tra umano, ambiente e tecnologia in un’epoca di grandi cambiamenti, primo fra tutti quello dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale, per riaffermare la forza, la bellezza e la necessità delle relazioni in un mondo segnato dall’individualismo, dalle divisioni e dalla polarizzazione.
La fraternità è la proposta
Forse è proprio questo, al di là del tema specifico di ogni edizione, ciò che il Festival riafferma con convinzione ogni anno, e consegna a ciascuno come mandato: l’importanza e la necessità della fraternità, sicuramente l’ideale della modernità più disatteso, e la forza dell’incontro nella diversità, atteggiamento che sembra essere sempre più incompreso o, comunque, poco praticato anche all’interno della comunità cristiana stessa. Invece, ogni anno, il Festival Francescano è proprio questo: quattro giorni di fraternità, ascolto, incontro e dialogo tra persone credenti e non credenti, provenienti da contesti, percorsi e pensieri diversi, ma sempre accomunati dal desiderio di confronto, grazie alla consapevolezza che solo attraverso l’incontro si può crescere, arricchiti dalla diversità dell’altro. Non un evento “da credenti per credenti”, quindi, bensì uno spazio di incontro in cui chiunque possa sentirsi accolto e interrogato, riconoscendo un senso di casa in un clima di semplicità e fraternità concreta (proprio “sentirmi a casa” ha risposto una partecipante alla domanda “Cosa vi rimarrà nel cuore?”, pubblicata sul profilo Instagram del Festival nei giorni successivi. Un’altra, invece: “Tanta pace”).
Ma non solo. Ogni edizione del Festival prova a tracciare una via, indicare una visione che sappia concretizzare i valori francescani nel mondo di oggi. Tre giorni in cui si cammina insieme, nel segno della spiritualità francescana, della cura della casa comune e di una fraternità capace di incarnarsi nel quotidiano a partire dal tema scelto. Non per fornire risposte pronte, ma per aprire prospettive, far germogliare un pensiero che unisca la sapienza del Vangelo alla responsabilità civile: il richiamo costante alla pace, intesa non come assenza di guerra, ma come stile di vita, la cura dei più fragili, la rinuncia alla logica dello scarto. Perché il Vangelo si incarna nelle scelte e nelle connessioni ordinarie: nella cura di chi soffre, nella vicinanza ai poveri, nella promozione della pace, nel custodire la terra. Una chiamata rivolta a tutti.
Seguendo l’invito di Valentina Giunchedi, pronunciato al termine della celebrazione eucaristica finale, «volgiamo ora un pensiero al futuro, alla prossima edizione del Festival, che trarrà ispirazione anche dalle celebrazioni degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi. Tema denso, ma necessario, che come di consueto approfondiremo attraverso diverse piste tematiche. Ci rivediamo in questa fantastica piazza dal 24 al 27 settembre 2026, per la 18ma edizione del Festival Francescano». Intanto, il Festival continua online, come tassello di una Chiesa «che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare. Questa è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno» (Leone XIV, esortazione apostolica Dilexi te).
Gli eventi della 17ma edizione su YouTube
Nel canale YouTube del Festival Francescano (www.youtube.com/@FestivalFrancescano) sono disponibili le registrazioni video dei principali eventi della sua diciassettesima edizione. In attesa di guardarli (o riguardarli) tutti, ecco alcune citazioni significative che abbiamo selezionato per voi.
«È oltraggioso sentir dire che papa Francesco non avrebbe parlato di Cristo. Ma davvero? Lui ci ha detto esplicitamente, ad esempio nell’Evangelii gaudium, di mettere al centro Cristo e lasciar stare tutto il resto. Penso si faccia tanta confusione tra Cristo e la cristianità. Dove è più importante la cristianità, a volte non ci trovi più Cristo».
Card. Matteo Maria Zuppi, Dentro e fuori dal Conclave. Leone XIV e le nuove sfide della Chiesa
«Terziari francescani – oggi francescani secolari – sono stati quasi tutti i più grandi italiani: Dante, Giotto, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Manzoni, forse Galileo, di certo Marconi, Volta, Galvani, quindi tutti i nostri più grandi scienziati, fino a don Bosco e ad Alcide De Gasperi. È come se Francesco avesse benedetto e ispirato tutti gli italiani e le italiane che volevano fare qualcosa di nobile e di giusto».
«A differenza degli eretici, Francesco non voleva distruggere la Chiesa: voleva cambiarla”.
«Abbiamo molto bisogno di parlare di Francesco perché stiamo facendo tutto il contrario di quello che diceva lui».
Aldo Cazzullo, Francesco. Il primo italiano
«L’origine della nostra speranza è avere fiducia in un Dio che ci ama».
Paolo Curtaz, Speriamo bene
«I migranti sono diventati i capri espiatori dei veri problemi della nostra società».
Mons. Francesco Savino, Connessioni prossime. Tra vicinanza umana e futuro condiviso
«Ogni volta che scelgo una parola, mi chiedo cosa significa, da dove viene e che conseguenza porta in chi la ascolta».
Francesca Mannocchi, Disarmata e disarmante
«Se vogliamo aiutare i nostri ragazzi, ascoltiamoli, guardiamoli. Hanno bisogno di essere accolti per ciò che sono. Non serve essere autoritari se non siamo capaci di essere per loro esempio».
«Tu vali perché sei tu. Se qualcuno non lo riconosce, è suo il problema».
Michela Marzano, Come ricostruire la connessione tra adulti e adolescenti?
«Se Francesco d’Assisi tornasse oggi, forse sceglierebbe una periferia per il suo presepe».
Ascanio Celestini, Raccontare Francesco, riscrivere noi
«Amore, che sei il mio destino, insegnami che tutto fallirà, se non mi inchino alla tua benedizione».
Mariangela Gualtieri, E tu risplendi, invece
«L’amore è un esercizio costante».
Davide Avolio, I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
«L’evoluzione ha bisogno di diversità».
«Il Cantico delle Creature è la sequenza completa e corretta di tutti gli elementi fondamentali per la vita».
Stefano Mancuso, L’esempio delle piante
«Noi li soccorriamo, loro ci salvano».
«Accogliere è diventato sovversivo perché il pensiero dominante è l’individualismo».
Don Mattia Ferrari, Migranti, missionari di speranza
«L’individualismo fa male e la gentilezza è il primo modo per rispettare l’altro».
Card. Matteo Maria Zuppi, Migranti, missionari di speranza
«Dovremmo tutti noi portare un po’ di Festival ovunque siamo».
«Basta un po’ di amore. Non sciupiamolo mai».
Card. Matteo Maria Zuppi, celebrazione eucaristica conclusiva