La ricchezza del Cantico delle creature messa in luce da un'inedita collaborazione tra Unimore, diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, Festival Francescano, frati cappuccini dell’Emilia-Romagna e Biblioteca teologica Città di Reggio. Nel ricordo di padre Daniele da Torricella, l'apostolo dei malati e dei poveri, un convegno sull'assistenza spirituale nei luoghi di cura e le nuove realtà delle cappellanie ospedaliere e parrocchiali.

a cura della Redazione di MC

 Di Dio e della terra

Un convegno a Reggio Emilia sul Cantico delle Creature

 di Fabrizio Zaccarini
della Redazione di MC

 Il Cantico è come il bosco

Il bosco non è sempre lo stesso. Cambia al cambiare delle stagioni e delle ore, vestendosi dei colori della primavera e di quelli dell’autunno, della luce del giorno e del buio della notte.

Ma cambia anche perché gli uomini vi entrano così come sono, cioè diversi. Il boscaiolo e l’innamorato, lo scienziato, il poeta e il contadino non guarderanno al bosco dallo stesso punto di vista. Ognuno vede la realtà con i propri occhi, e i diversi modi di vedere non solo non sono necessariamente incompatibili tra loro, ma, anzi, saranno tutti indispensabili per chi vuole abbracciare tutta la realtà. Egli dovrà ascoltare ciascuno di loro per raccogliere ogni informazione disponibile su una realtà che è, per sua natura, molteplice e complessa.
Così anche il Cantico delle creature di san Francesco, impregnato con abbondanza di senso e di significati interconnessi, è disponibile a diverse letture. L’inesauribile verità del testo è apprezzabile là dove gli approcci si incontrano e si arricchiscono incrociandosi l’uno con l’altro nell’interdisciplinarietà. Ne abbiamo fatto esperienza a fine settembre a Bologna durante la XVII edizione del Festival francescano, intitolata “Il Cantico delle connessioni”. Il 17 ottobre scorso a Reggio Emilia ci è stata data una conferma ulteriore.

 Il vescovo e il docente

L’occasione è nata dall’inedita collaborazione tra l’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il Festival Francescano, i frati cappuccini dell’Emilia-Romagna e la Biblioteca teologica Città di Reggio. Faccio subito spoiler: la collaborazione ha avuto un esito così positivo che si auspica, come ha suggerito fra Dino Dozzi introducendo la giornata, che essa possa rinnovarsi ciclicamente ogni anno, con un convegno volto a continuare la riflessione sullo stesso tema cui sarà dedicata l’annuale edizione del Festival francescano.
Il primo a prendere la parola è stato l’arcivescovo Giacomo Morandi che ha ricordato quanto san Paolo affermava nella lettera ai Romani: «Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute» (Rm 1,19-20). Così l’apostolo delle genti si mette in continuità con la tradizione biblico-sapienziale di Sapienza e Siracide: «Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5). Ugualmente frate Francesco che rende lode a Dio «cum tucte le tue creature / spetialmente messor lo frate sole / lo quale è iorno et allumini noi per lui / Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore / de Te Altissimo porta significazione». Tutta la creazione ci chiede, attraverso le convulsioni della crisi ecologica, di recuperare uno sguardo contemplativo che ci permetta di riconoscere anche la morte come nostra vera sorella visto che è passando attraverso di lei che noi entriamo davvero e per sempre nella realtà di Dio.
Il docente universitario Giorgio Zanetti ci ha aiutati a riconnettere il Francesco del Cantico a quello del Paradiso di Dante. Ho trovato preziosa la sua indicazione che una delle innovazioni apportate dal cristianesimo sia l’umiltà, che non a caso è l’ultima parola del cantico francescano, che dopo i tre imperativi, «laudate, rengratiate, serviateli» rivolti, non più a «mi Signore», come tutto il resto del Cantico, ma a noi suoi lettori, aggiunge l’ultima nota del testo, dedicata all’atteggiamento con cui dare lode, ringraziare e servire in modo autentico: «cum grande humilitate».

 Il teologo

Fra Giuseppe Buffon, teologo e docente dell’Università Pontificia dell’Antoniano, ha sottolineato la novità del contributo apportato da papa Francesco con la nozione di “ecologia integrale”, che, pur avendo raccolto numerosi consensi da studiosi provenienti dalle scuole di pensiero più diverse, tuttavia non ha ancora una identità e un compito chiaro e da tutti condiviso. Ci si chiede infatti se essa sia una disciplina tra le altre, un modo nuovo di apprendere le nozioni proprie di ogni disciplina o ciò che crea connessioni e permette così collaborazioni e confronti proficui.
Buffon ha percorso i tratti salienti del cammino attraverso il quale san Francesco è diventato fonte di ispirazione del pensiero ecologico così come ha riconosciuto Bergoglio nella Laudato si’.
L’illuminismo non intratteneva buoni rapporti con tutto ciò che sapeva di medievale e perciò in san Francesco Voltaire non vide altro che «un venerabile pazzo, un fanatico che, in stato di demenza, cammina tutto nudo, parla alle bestie, catechizza un lupo». Così sintetizza con una certa ferocia: «l’idiozia più estrema è la sua qualità distintiva». Il romanticismo riconosce invece nel povero di Assisi il riconciliatore tra l’uomo e la natura: così Joseph Gorres (1776-1848) ha potuto scrivere, con afflato poetico, che «il sant'uomo camminava nel mondo della Natura, e ovunque giungesse il suo piede a passo di marcia, l'antica maledizione veniva tolta dalla terra; nella sua aura di luce anche l'oscura macchia svaniva, evaporando come le oscure brume all'alba; gli animali giocavano intorno a lui con fiducia, i fiori lo guardavano con occhi affettuosi; anche gli elementi inanimati alzavano la testa, ubriachi dal sonno dell’oscuro mondo onirico, e abbacinati, nello stupore per la luminosità inusuale che li aveva risvegliati».
Per questo sarà possibile a Lynn White nel 1967 chiedere al cristianesimo di lasciare il modello antropologico che, ispirato da una certa interpretazione di Genesi, vedeva nell’uomo il dominatore incontrastato di tutta la creazione, per assumere san Francesco e il Cantico come fonte ispirativa. L’uomo così potrà riconoscersi figlio di «sora nostra matre Terra» e fratello di tutto ciò che sulla terra vive. D’altra parte, se è vero che «nullo homo ene digno Te mentovare» (nessun uomo è degno di nominarti), è vero anche che l’uomo può dar voce alla lode che da sempre corre al Padre nello Spirito, attraverso la Parola per cui tutte le cose hanno ricevuto l’esistenza. Le creature hanno in sé stesse una tale bellezza ed efficacia di obbedienza alla volontà del Creatore che possono essere davvero definite “performative”. Essendo semplicemente come Dio le ha volute, esse davvero compiono ciò per cui il Padre ha dato loro forma e bellezza.

 Lo storico e l’astrofisico

Ad intervenire poi è stato Federico Ruozzi, professore di storia del Cristianesimo: ha mostrato come il modo di guardare a Francesco e alla sua vita sia cambiato con il tempo. È interessante, ad esempio, che il San Francesco di Raoul Bova, dimenticando che la motivazione principale di Francesco era certamente l’annuncio del vangelo, abbia sottolineato l’intento pacificatore del viaggio di Francesco verso l’Oriente e del seguente incontro con il Sultano,. Questa fiction è uscita nel 2002, cioè dopo l’11 settembre 2001. È ben comprensibile che l’esigenza della riconciliazione sia parsa prioritaria in quel momento. Così nel 2014 l’ultimo film di Liliana Cavani, diede grande rilevanza a Chiara e ciò non stupisce visto l’approfondirsi della riflessione, sia a livello sociale che ecclesiale, sul ruolo della donna. Risulta insomma evidente che il nostro presente ci spinge a leggere e a rappresentaci in modi diversi la figura di san Francesco, il suo annuncio evangelico e la sua vita.
Rimarrebbe da capire perché l’avventura di quest’uomo medievale continui ad essere così appetibile per i pensatori e agli artisti di epoche diverse tanto da volerlo rendere, illuministi esclusi, con più o meno rispetto di ciò che egli fu e visse, loro contemporaneo. Forse l’origine della contemporaneità del santo di Assisi, capace di estendersi al mutare della storia, va cercata nel cuore della sua vita in cui Francesco ha fatto spazio in modo radicale a quella notizia buona e non deperibile che chiamiamo Vangelo.
Infine don Matteo Galaverni astrofisico della Specola Vaticana ci ha portato a spasso tra le costellazioni facendo venire le vertigini, a noi terrestri formichine, con le distanze spaziali e temporali in cui si si avventura lo sguardo spericolato degli astrofisici. Anche la fisica ci ha aiutato a misurare la profondità dello sguardo di Francesco sovrabbondante di gratitudine per il Creatore e le sue creature: «laudato si’, mi’ Signore per sora luna e le stelle/ in celu l’hai formate clarite, pretiose et belle».