«La vita insegna. È la gente che non studia» (Peanuts). Non si crede che anche in un carcere le persone abbiano poco tempo. Poco tempo per lungo tempo. Poco tempo per tante cose, poco tempo per studiare. Si passa tanto tempo senza imparare dal tempo che passa. Ci siamo presi il tempo di studiare.
a cura della Redazione di “Ne vale la pena”
E chi m’ha imparato a me?
La vita insegna senza parlare
DIETRO LE SBARRE
Tutto o niente?
Dalla vita ho imparato per prima cosa che non puoi fidarti di nessuno, neanche di chi ti mette al mondo: dopo una gravidanza di eccessi – tra alcool e droghe – sono stato abbandonato.
Mi hanno fatto una trasfusione totale di sangue, perciò c'è anche del buono: sono vivo, ho imparato anche che c’è tanto bene e tanto male. Partiamo dal bene: sono stato adottato, ma poi la mia mamma è deceduta che io avevo vent’anni. Lì la mia vita si è totalmente capovolta, anche se ero uscito di casa a quattordici anni. Il dolore è immenso e straziante e non ti abbandona mai: ancora oggi non riesco a trattenere le lacrime e mi faccio mille domande: «Perché tutto questo a me? Perché la prima mi ha abbandonato e la seconda pure, anche se non per suo volere?».
La mia vera famiglia erano i miei amici, quelli che pensi lo saranno per sempre. Poi invece a mano a mano che cresci ti accorgi che è solo gente che percorre con te un pezzo di strada e dopo un po’ i binari non viaggiano più parallelamente, come se fosse stato azionato uno scambio ferroviario. Pensi sarà così tutta la vita, poi invece scopri l'amore, quello vero, quello di cui dici: «È quella giusta». Pensi di farti una famiglia, ma la disperazione e la lacerazione interiore mi avevano già fatto intraprendere anche un'altra strada, che alla lunga si è dimostrata deleteria. È come se mi avessero strappato nuovamente il cuore: ero morto dentro. Mi sono ripetuto che mai più mi sarei innamorato e mi sono allontanato nuovamente da tutto e tutti.
Io quando amo, amo forte, con tutto me stesso. Dalla vita ho imparato che puoi amare così tanto da lasciare andare una persona perché vuoi la sua felicità, anche se questa non sarà con te, pur di non farla soffrire. Odio anche molto, ma almeno non porto rancore: dopo un po’ mi passa, ma sei fuori dalla mia vita per sempre. Perciò se devo dire che cosa ho imparato dalla vita, la risposta che a volte penso è “niente”; perché la vivo giorno per giorno. Non ho mai avuto programmi a lungo termine, non ne sarei capace. Però una cosa l'ho imparata: bisogna circondarsi di amici veri, quelli che anche se non li senti da anni li chiami e verrebbero in guerra per te senza fare domande. Bisogna amare incondizionatamente e mostrare i muscoli solo quando servono. Per il resto sorridiamo, godiamoci la vita e come va, va. Dalla vita si impara solo ciò di cui ognuno di noi vuole fare tesoro e tutto ciò che non vogliamo lo cancelliamo o lo riponiamo in un angolo dei ricordi, che col tempo piano piano si affievoliscono. Però una speranza ce l’ho: quella di diventare un uomo migliore, perché per me il tempo si è fermato tanti anni fa, senza farmi rendere conto che ora ho già quarantacinque anni.
Pertanto, la vita non mi ha insegnato molto, o mi ha insegnato tutto, dipende da come la vuoi vedere. Forse sono io ad insegnare a lei, col mio vissuto, qualunque esso sia, giusto o sbagliato. Certo la vita ti chiede di fare i conti con te stesso, quando sei da solo a pensare alla tua storia e tiri le somme, sperando di non avere rimpianti e di non aver lasciato nulla in sospeso. Cercare di riempire quel vuoto immenso che hai dentro è inutile, perché nulla potrà riempirlo, facendoti sentire sempre più solo a mano a mano che ci pensi. Io l'ho sempre fatto fino ad oggi.
Piombo
Il pianto negato inaridisce
Mi chiamo Salah e ho 30 anni. Sono nato a Casablanca, in Marocco. Quando ero nel mio paese avevo il desiderio di diventare un giocatore professionista di calcio. Speravo che l'Italia fosse il luogo dove realizzare quel sogno. Per questo motivo, ho deciso di lasciare la mia nazione e sono immigrato da solo in Italia all'età di 20 anni.
In un primo momento, trovarmi in un paese completamente diverso dal mio non è stato affatto facile. Le difficoltà ad integrarmi nella società italiana sono state diverse: la lingua, lo stile di vita, la cultura e le tradizioni. Può sembrare strano, però quando ero in Marocco non sapevo cosa significasse la parola “razzismo”; soltanto qui in Italia sono venuto a conoscenza di questo fenomeno sociale.
Nei primi mesi ho cominciato a lavorare in nero e piano piano ho constatato che il mio grande sogno della vita, il calcio, difficilmente l'avrei potuto realizzare. Ero un ragazzo tranquillo e rispettavo le regole. La sopravvivenza quotidiana ha finito per consumare ogni residuo di ambizione. Poi è morto mio fratello Omar. Un trauma distruttivo: non sono potuto tornare al mio paese per salutarlo per l’ultima volta poiché, essendomi scaduto il visto, ero diventato a tutti gli effetti irregolare. La burocrazia mi ha negato il diritto fondamentale di piangere e dire addio. Poi sono rimasto disoccupato, non volevo essere un peso per nessuno: ho cominciato a delinquere per andare avanti.Sono entrato in carcere una prima volta per pochi mesi. Adesso mi trovo dentro da più di 5 anni e ne devo fare altrettanti. Avevo cominciato a fare un buon percorso nei primi due anni di carcere e mi trovavo in una sezione a trattamento avanzato, ma all'improvviso sono stato spostato in un altro reparto perché mi è arrivato un mandato in cui mi contestavano di aver fatto parte di un'associazione a delinquere. Mi hanno spostato in un reparto di alta sicurezza in cui sono collocati solo detenuti con reati associativi e vi sono rimasto per due anni. Dopodiché il reato è andato in scadenza termini. Però, per quest'accusa sono stato condannato in primo grado a vent’anni. Adesso mi trovo di nuovo al regime di media sicurezza, ma tra qualche anno potrei finire di nuovo in alta sicurezza.
In questo periodo ho capito che ho sbagliato, e porto la responsabilità delle mie azioni. Tuttavia, lo Stato ha sbagliato altrettanto con me perché questi anni di carcere non mi hanno cambiato in meglio. Inoltre, ho capito che la legge non è uguale per tutti perché non tutti siamo uguali per essa. Proprio per questo motivo ho perso completamente la fiducia nello Stato e nella legge.
Salah Daoudi
Per volare via
“Che cosa ho imparato dalla vita? I miei due segreti di Fatima”. La vita per me è un banco di prova infinito, non si smette mai d'imparare. Quando pensi di conoscere l'esito di una situazione anche banale, scopri che ti stavi sbagliando. Personalmente ho avuto la fortuna di fare svariate esperienze, successi parecchi, ma altrettante “Caporetto”: sono bravissimo a rialzarmi. Uno dei problemi che riscontro sovente è la tempistica delle cose, non so perché ma s’incasina sempre tutto…
Ora vi spiego il mio primo segreto di Fatima: “Mai prendersi troppo sul serio”. Andiamo avanti. Più passava il tempo più diventavo ambizioso: gli affari vanno bene ma tu vuoi sempre di più. Pensi che l'acquisto di qualche gadget celi la felicità, ed è così che ti ritrovi ad avere molteplici cose di proprietà (moto, macchine, ecc.) che ti ancorano al tuo luogo di provenienza, finché arriva un giorno di ordinaria follia.
Correva l'autunno 2017 e mi chiama il mio avvocato: «Pons si prepari a scontare sette anni e quattro mesi, è questione di qualche giorno e vengono a prenderla». I primi cinque secondi furono di puro panico, i seguenti cinque minuti servirono per mettere a punto il piano “A”. Tanta roba messa in piedi in così poco tempo. Non era previsto un piano “B” per mancanza di tempo. Era venerdì, il mercoledì seguente avevo un volo da Malpensa per Madrid, da lì un altro volo per Lima, Perù. Dopo più di undici ore di volo mi sono detto: «adesso dovrei essere abbastanza lontano». Trascorsi un anno in giro per il Sud America e ne seguirono altri sei in giro per il Nord Africa. Oggi ho finalmente scoperto la parola “serenità”: non la conoscevo.
Secondo mio segreto di Fatima: farò come san Francesco. Mi libererò di tutti i beni materiali. Non voglio più avere áncore, un po’ di contante in banca, lo stretto necessario per vivere e pronto a volare via.
fibra64