Una storia che sembra frutto di fantasia e che, in effetti, è l’espressione fantasiosa della Provvidenza: un paziente coraggioso, un dentista appassionato e generoso, un gruppo di igienisti pronti a seguirlo in una avventura piena di incognite e di carie da curare, migliaia di bocche in attesa del primo dentista… ecco il racconto di dieci anni di voli Bologna-Dawro Konta, per aggiustare sorrisi.
a cura di Saverio Orselli
Tuffati, odontoiatra!
Un’avventura trascinante in Dawro Konta
di Massimo Greischberger
medico dentista
Non sono capace di progetti, non lo sono mai stato: seguo l’istinto e mi butto nelle cose, poi mi volto indietro e colgo il senso della strada percorsa e tutto assume una forma.
Così, come tutto, è successo per l’Etiopia. Sono un medico odontoiatra; un giorno un paziente molto vicino alle missioni cappuccine mi chiede se potessi donare degli strumenti da mandare in una missione in Etiopia, mi parla di Gassa Chare, di un infermiere che segue una clinica, di frati, di malati, suore e volontari. Io ascolto e gli dico che non sarebbe stato un problema ma questi strumenti avevano bisogno di conoscenze per essere usati e lui, candido, mi dice: «Venga lei ad insegnare». Senza tanto riflettere rispondo che era possibile, che si poteva fare.
È ora di andare
Passano i mesi ed un giorno si presenta in studio dicendomi che era ora di andare. Non mi ricordavo neanche di cosa si stesse parlando ma avevo dato una parola. La partenza sarebbe stata da lì a un mese. Il tempo di raccogliere del materiale… pinze, aghi, anestetici, guanti, strumentario chirurgico ed è ora di andare verso dove non si sa, verso chi neppure; non ci sono mai stati dentisti in Dawro Konta, non si sa quali siano i bisogni e neppure se ci siano. Con tutte le problematiche del mondo, cosa andrà a fare un dentista in un luogo così remoto?
Si apre il portellone dell’aereo e vengo catapultato in un caleidoscopio di odori, colori, facce, calore. Con me viaggia una mia assistente e veniamo caricati su una jeep sgangherata, alla guida Renzo che più che un frate sembra un fratello della filibusta. Dentro, stipati, bagagli ferri strumenti viveri e pezzi di ricambio e si parte. Quattordici ore di jeep in un mondo completamente sconosciuto e gente, tanta, che cammina al bordo della strada verso dove non lo saprò mai, a passo sostenuto guardando per terra, vestiti di colori sgargianti… cappelli azzurri, giacche rosa, pantaloni di ogni forma, scalzi o con scarpe logore, sopra asini stracarichi e carretti e moto e donne e bambini, con fasci di verdure o taniche gialle per l’acqua.
Ore infinite di conoscenza e scossoni poi una sosta in un convento a Soddo, nome che mi diventerà molto familiare, e il mattino dopo via per strade sterrate sempre più impervie. Arriviamo a Gassa, il centro che ci accoglie; è domenica e veniamo catapultati alla messa e anche lì un coro di uomini e donne, questa volta festanti, e veniamo presentati: sono arrivati i dentisti! Eravamo stati annunciati da un tam tam di parrocchie e predicatori. Si comincia. Conosciamo Tamrat l’infermiere, un altro nome che entrerà nelle nostre vite. In otto giorni toglieremo 500 denti ma 500 denti veri contati. Sì, il bisogno c’era e tanto.
Abbiamo lavorato come ossessi in un turbinio di pinze, aghi, disinfettanti, in una stanza spoglia, con la corrente che andava e veniva, con torce frontali per illuminare il campo operatorio e i fari delle jeep al calare del sole, che si spegne in un lampo. Fuori una folla composta in attesa del proprio turno, una fila che non si assottiglia mai a qualsiasi ritmo si lavori. Da Gassa a Dugga da Dugga a Tarcha, da Tarcha a Dalba, da Dalba a Dissa, con le cliniche mobili, dormendo in chiese con i materassi a terra, senza acqua, mangiando su tavoli improbabili, operando sotto alberi o tettoie. Quanti volti e tutti impressi nella mente.
Con i tempi del posto
A Dugga conosciamo padre Raffaello responsabile della “clinica” e io “miscredente” m’inchino alla sua spiritualità. Qui la gente moriva d’infezioni orali o sopportava dolori impossibili: abbiamo portato un aiuto reale. Occorre adattarsi a fare con ciò che si ha, si lavora su seggiole traballanti senza aspirazione chirurgica e un gabinetto alla turca come sala disinfezione quando c’è. Abbiamo catalogato i pazienti, scritto gli interventi, improvvisato protocolli per cercare di capire come procedere. E siamo andati avanti con i tempi del posto senza forzare, senza imporsi, senza porsi mai con sufficienza e arroganza. Abbiamo tessuto rapporti con il sevizio sanitario nazionale prestando assistenza negli ospedali. Quante cose in così poco tempo: sembra impossibile. Torniamo in Italia carichi di ricordi e d’impegni futuri e i rapporti con i cappuccini si fanno stretti.
In Etiopia incontriamo una Ong bolognese con la quale teniamo i contatti, “In missione con noi”. Percorrendo certi sentieri s’incontrano altri viandanti che poi cammineranno assieme a te per lunghi tratti perché la meta è comune.
Conosciamo Eleonora, una cooperante veronese con un progetto umanitario di grande spessore, in aiuto ai bambini abbandonati, “Il villaggio della speranza”. Con lei percorreremo ancora molta strada. Intanto il mio studio si evolve con tanti cambiamenti, nuovi soci, ampliamenti, tecnologie all’avanguardia ma il fuoco dell’Etiopia accende nuovi cuori e l’incendio si propaga. L’anno dopo riparto con un igienista e si ripetono gli stessi schemi. Però cominciamo a parlare di prevenzione oltre che di emergenze… cominciamo piano piano, istruendo gli scout, visitandoli e tenendo le cartelle cliniche per visionarle l’anno seguente; speriamo che introducendo lo spazzolino e motivandoli, a loro volta motivino anche i familiari.
Intanto Tamrat impara sempre di più e segue l’odontoiatria d’urgenza durante la nostra assenza con grande dedizione, nella clinica di padre Raffaello a Dugga, che diventa il primo centro odontoiatrico del Dawro Konta, e a Gassa nella clinica delle suore intanto prosegue l’opera il dottor Stefano Cenerini, medico italiano residente in Etiopia, con “In missione con noi” a Baccio. Abbiamo attrezzato queste cliniche con pochissima spesa, rilevando altra strumentazione da studi dismessi a Bologna. Partendo dal detto “A chi ha fame non bisogna dare il pesce ma la canna da pesca”, stiamo rendendo i nostri amici autonomi nel portare avanti l’odontoiatria nel Dawro, sapendo anche che Tamrat porta avanti molteplici attività cliniche oculistiche e di esami clinici contro la malaria e di supporto alla popolazione.
Tutti per l’Etiopia
Intanto in studio arriva anche mio figlio che mi seguirà anche in questa avventura portando nuovi stimoli e idee. Con alcune donazioni i cappuccini acquistano una poltrona portatile provvista di trapani e aspiratore chirurgico. Così si può pensare ad evolversi e cominciare a esercitare un’odontoiatria post emergenziale. Nel frattempo il mio studio cambia nome, Dentist garden, e arrivano tre nuovi soci: mio figlio Tommaso, due fratelli Andrea e Chiara – un odontoiatra e un’igenista – quindi siamo quattro soci, una famiglia allargata e il nostro staff tutti con nel cuore l’Etiopia. Tamrat torna per la seconda volta a Bologna per uno stage nel nostro studio. Questa volta nel Dawro andranno Tommaso e Andrea con la nuova poltrona. Il testimone è passato e quel piccolo seme è germogliato.
Ed arriviamo al 2025. Tante cose sono cambiate, Renzo e Raffaello non ci sono più ma il meccanismo si è messo in moto e non si ferma più. Nuovi nomi: padre Temesghen, Maurizio, Labena, Antonius. Questa volta torniamo io e Chiara, la socia igienista. È la sua prima volta e rimane fulminata da questa magia, travolta dai tanti racconti che diventano realtà. Questa volta sul nostro sentiero c’è anche Jago Corazza, fotografo del National Geographic, con altri al seguito che documentano il tutto con un reportage appassionante. Andremo anche nel carcere di Tarcha a curare gli ultimi degli ultimi.
Chiara istruisce le suore e portiamo un’unità mobile per l’igiene e, contro ogni previsione, la gente corre ad usufruire di questo nuovo servizio: la poltrona entra in funzione e inizia la prevenzione! Abbiamo un’altra grande novità, il responsabile delle missioni Matteo Ghisini approva il corso di laurea in odontoiatria per Tamrat, che diverrà un nostro pari a tutti gli effetti. Piano piano il puzzle si sta componendo, nuove leve nuove idee e la storia va avanti spinta da un vento sempre più impetuoso. Sono passati dieci anni. Mi giro indietro e tutto ciò ha preso forma: non sono capace di progetti, non lo sono mai stato, seguo l’istinto e mi butto… tutti ci siamo buttati.