Dal 13 al 18 aprile nella Casa di Spiritualità San Giuseppe a San Marino, i frati cappuccini dell’Emilia-Romagna hanno celebrato il loro capitolo provinciale. Per riferirne in modo nuovo, fr. Fabrizio ha posto alcune domande a due frati molto giovani e che partecipavano per la prima volta ad un capitolo.
Dal 22 febbraio al 22 marzo nella Basilica inferiore di Assisi sono state esposte alla pubblica venerazione le spoglie mortali di san Francesco d’Assisi. Ce ne parla Giuseppina Brunetti.
a cura della Redazione di MC
Allarga lo spazio della tua tenda
Dalla necessità all’opportunità
intervista a Abramo Okancan e Stefano Pelliccioni
a cura di Fabrizio Zaccarini, della Redazione di MC
Beh, cominciamo così: se doveste definire con una parola l'esperienza di questo capitolo, quale parola scegliereste?
Abramo: Io direi diverso perché me l'aspettavo più noioso. Questo non vuol dire che non ci sia stato della noia: io se non avevo il telefono in quei giorni, finiva che intervenivo ogni due minuti, ma russando! Così ho trovato un giochino che mi teneva sveglio e in ascolto. Anche il dibattito mi interessava abbastanza. Di certo non mi aspettavo che scegliessero noi come capitolari, perché, avendo finito la formazione da poco, potevano pensare che avevamo bisogno di fare ancora un po' di strada. E poi certi frati li vedo una volta ogni due anni, invece in quei giorni ho avuto possibilità di dialogare con loro.
Stefano: Io sceglierei formativo, innanzitutto perché ho conosciuto molti frati che non conoscevo e ho vissuto ansie, speranze e desideri, li ho vissuti insieme, ho respirato la stessa aria. È stato tutto quanto una sorpresa, perché neanch’io sinceramente me l'aspettavo di partecipare a un capitolo. E qui si è creato un clima fraterno, di dialogo tra diverse generazioni.
Che esperienza è stata per voi quella dei piccoli gruppi?
Abramo: Per me la seconda condivisione è stata uno dei momenti più belli. Sembrava di essere in un ritiro spirituale. Sai quando c'è quel clima di ritiro che vengono fuori delle cose anche molto intime. Nel mio gruppo c’erano tre ex provinciali, un delegato, un professore, un ex formatore, cioè erano tutte persone che hanno avuto dei ruoli importanti nella provincia. Nonostante questo hanno messo da parte i loro ruoli e si sono aperti. Prima del dialogo avevamo meditato il brano di Isaia sulla tenda da allargare e la relazione di fr. Massimo Ezio Putano, anche per questo il giorno prima il dialogo era un po' più, come dire, vago, dispersivo.
Stefano: A me è piaciuto molto lo sviluppo dei due momenti. Il primo per il confronto tra diversi punti di vista che erano dettati dall'esperienza all'interno dell'Ordine. C'era chi non aveva mai vissuto fuori provincia, chi in parte o tutti gli anni aveva vissuto fuori. Nessuno ha puntato il dito contro l’altro. E poi il secondo mi è piaciuto, perché, come diceva Abramo, con il metodo sinodale della conversazione nello Spirito sei spinto a parlare di te e non a fare discorsi aleatori. Quando se ne stavano già andando tutti e io volevo dire le mie preoccupazioni, mi hanno detto: «Anche tu devi parlare!» e sono rimasti per ascoltarmi. Qualcuno si preoccupava del mio pensiero. Bello, bello, bello.
Questo è stato l'ultimo capitolo dell'Emilia-Romagna. Come sentite la provincia verso l’unificazione con Toscana e Marche? E voi in questa prospettiva come ci state?
Stefano: Secondo me la provincia sta vivendo in maniera molto propositiva questa unificazione. Utilizza dei metodi tipo… la musica rock progressive, cioè molto sofisticati, però, allo stesso tempo, non sterili. Anche perché nella nostra provincia, ringraziamo Dio, ci sono tante persone che sono molto preparate e hanno anche un vocabolario nuovo da proporre. E questo fa ben sperare, perché è un'apertura molto profonda. A me l’unificazione non fa paura. Abbiamo passato praticamente tutta la formazione in giro per il Nord Italia, vivendo con frati di molte nazioni e culture. E questo ci ha fatto capire che i frati di qualsiasi paese vivono tutti quanti lo stesso carisma. E poi io non credo mai a quello che mi viene detto di qualcuno dagli altri, perché mi sono reso conto che tre quarti delle volte quella persona a me sembra diversa.
Abramo: L’unificazione non è un desiderio di queste tre province, ma un bisogno oggettivo. Io ho visto nella nostra provincia un’apertura alle novità, alla sperimentazione. Ovviamente ci sono dei frati che hanno molti e grandi dubbi, ma ci sarà sempre una minoranza scettica verso qualsiasi proposta che fai. Ci farà bene questa cosa, però col tempo. Non al primo triennio, forse neanche al secondo, ma col tempo, dopo 10 anni si dirà: «Guarda all'inizio era difficile ma adesso va molto meglio». E poi una cosa positiva: la Toscana, e le Marche hanno dei conventi bellissimi, significativi per la nostra storia, quindi anche questo sarà bello da vedere. Io, come Stefano, sono stato sempre fuori dalla provincia e con tante persone di altri paesi. Altro che Progetto San Lorenzo, noi abbiamo fatto la formazione San Lorenzo. Poi, io adesso sono a Istanbul e probabilmente il mio futuro sarà qui in Turchia, quindi...
C’è un momento di questi giorni che con piacere tenete nel cuore?
Abramo: Quando suonavano e cantavano a messa. Non che non si suoni e canti nelle nostre chiese, però è un po' diverso. Questi erano i canti che facevamo anche in formazione... poi un altro momento è una chiacchierata che ho fatto con il generale. Quello che gli dicevo era contrario al suo pensiero. Al mattino mi ha provocato con una battuta, dopo ci sono stati gli incontri, abbiamo mangiato, e poi lui è venuto da me, mi ha preso da parte, ha giustificato la battuta. E io gli ho spiegato il mio punto di vista e poi gli ho chiesto: “ma tu cosa avresti fatto diversamente da noi?”, come se parlassi con te, Fabrizio, che ci conosciamo, siamo nella stessa casa. Ha capito ed è una cosa grande parlare con il generale come se parlassi con uno di casa e sentirsi capiti.
Stefano: Per me quando siamo andati in centro, a San Marino. Quando ci incontravamo non era una cosa formale: sembrava che anche voi foste tornati in una casa di formazione, come quando stavate a Bologna. E io sono entrato in questo ambiente che voi avete costruito e affinato negli anni. E sinceramente ti dico, pure con un po' invidia: il vostro gruppo si vede che va avanti insieme. E l'ultimo giorno, a San Marino, si parlava in modo molto franco, si discuteva, ed ecco anch’io facevo parte del gruppo, che insieme vedeva una cosa in maniera bella, in maniera solidale. E questo si riportava nella preghiera unita tutti insieme. In modo molto semplice, molto, molto di casa.
Abramo: In effetti, i momenti comuni erano molto belli. Soprattutto quando diminuiva il numero, diventava sempre più interessante. Perché, quando eravamo tanti, facevamo le solite chiacchiere un po' a caso, per ridere. Però, quando diminuiva il numero, anche a me piacevano tanto quei momenti. E devo dire che io su certi frati ho cambiato l’idea che avevo, cioè positivamente, ma molto positivamente.
I servizi che vi sono stati affidati come li avete vissuti?
Stefano: Per me verbalizzare gli interventi dei frati era come prendere appunti. È stato un po' caotico perché l'assemblea alcune volte era un po' caotica, per cui non riuscivo a capire bene la situazione. Però attraverso l'intelligenza artificiale ci siamo saltati fuori e non è stato così pesante come sembrava. Però ci sono stati anche dei momenti divertenti che hanno un po' stemperato la tensione.
Abramo: Eravamo impegnati. Forse per la prima volta ci sta che uno si metta al servizio, perché star lì seduto e basta… è meglio se scrivi o se servi a messa. Sono tutte cose che ti fanno entrare un po' più nel clima di quel momento. Un po' stancante erano le mattinate, perché alle 7 fare le lodi con la messa… non è il mio orario preferito, però anche lì ho visto che me la son cavata. Sì, sì, era bello, mi sono sentito coinvolto.
C'è stato qualcosa invece che avete trovato faticoso, difficile?
Abramo: Facevo fatica ad accettare gli atteggiamenti di certi frati che trovo lontani del mio modo di pensare. Questo non vuol dire che loro siano fuori, ma magari io sono un po' diverso.
Stefano: A me non è piaciuto l'atteggiamento di chi stava lì in maniera un po' sufficiente, come se non fosse un privilegio stare in capitolo. Questo non è rispettoso nei riguardi di alcuni frati che non sono stati eletti, ma avevano desiderio di partecipare.
C'è qualcos'altro che volete aggiungere?
Abramo: Se resto in Turchia, sai, è probabile che questo sia stato il primo e ultimo capitolo. Ecco, questo a me un po' mi dispiace perché, veramente, stranamente, mi è piaciuta questa esperienza.